PESCARA – L’Azienda comprensioriale acquedottistica (Aca) di Pescara ha conferito l’incarico di addetto stampa alla giornalista Lilli Mandara, storica firma del Messaggero e oggi animatrice di uno dei blog più seguiti d’Abruzzo, sollevando un polverone.

La scelta, avvenuta attraverso una selezione ad inviti, ha provocato l’immediata reazione del consigliere regionale del Pd Camillo D’Alessandro, la cui consorte ha trascinato in tribunale la giornalista per un articolo sull’Expo, e la presa di posizione dell’Ordine dei giornalisti che attraverso una nota del presidente Stefano Pallotta ha chiesto al direttore generale dell’Aca, Bartolomeo Di Giovanni, di revocare l’incarico e procedere con un avviso pubblico, puntando l’indice sulla procedura adottata, che è quella solitamente utilizzata per acquistare materiale d’ufficio.

“Abbiamo fatto una nomina assolutamente conforme al nostro regolamento – si difende l’avvocato Vincenzo Di Baldassarre, dal 27 novembre 2013 amministratore unico di Aca – attraverso una selezione che nel passato non veniva fatta, visto che esisteva un ufficio stampa individuato senza alcuna selezione e persino senza contratto”.

“Per importi minimi, visto che si tratta di 20 mila euro lordi per un anno, come tutte le amministrazioni pubbliche sono sufficienti degli inviti”, spiega facendo riferimento al decreto legislativo 163 del 2006 che prevede l’acquisizione di tre preventivi per decidere a chi assegnare una fornitura.

“Vista la situazione in atto abbiamo la necessità di un professionista che si occupi di comunicazione, tra quelle che si sono presentate a nostro modesto avviso la dottoressa Mandara è risultata la più qualificata. Quella attuale – aggiunge Di Baldassarre – è una gestione assolutamente in discontinuità con la precedente, l’attività svolta necessita di essere conosciuta dagli utenti”.

A proposito delle critiche piovute sul web per la scelta della giornalista di piegarsi alla politica, quotidianamente presa di mira dalle pagine del blog Maperò, Di Baldassarre spiega come non si consideri “espressione della politica, sono nominato dai sindaci, dal punto di vista tecnico lavoro senza interferenze alcune”.

“Sto aspettando che un solerte blog scriva e denunci, posti e twetti, ironizzi, si indigni”, ha scritto D’Alessandro su Facebook dopo la notizia dell’affidamento dell’incarico, innescando un dibattito con decine di commenti e un vivace botta e risposta con la stessa giornalista.

“Mi sono dimessa dal giornale due anni fa, sono disoccupata e non ho reddito – spiega la Mandara ad AbruzzoWeb – ho valutato il profilo dell’Aca che da due anni a questa parte è un’azienda risanata con un amministratore che è riuscito in un solo anno a produrre risparmi per 4 milioni di euro, ha impresso un cambio di rotta importante”.

Il blog resterà? “Da una sorta di sondaggio aperto su Fb dopo le polemiche – dice la Mandara – mi sembra di capire che nessuno vede incompatibilità, ho lavorato 30 anni in un giornale e ciascun giornalista ha un suo editore ed un suo finanziatore”.

“Non è una nomina politica, ho risposto ad un avviso e credo di avere uno dei migliori curriculum in Abruzzo, gli attacchi sono di una volgarità assurda, e questo incarico non è certamente economicamente appetibile quindi davvero non capisco come mai crei tanta attenzione”, conclude.

Pallotta, che ha scritto al direttore generale dell’Aca Di Giovanni, ricorda come “l’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo è costituito da 2.100 professionisti e pubblicisti: mi chiedo quali criteri siano stati seguiti per selezionarne tre, visto che nella determina non sono stati spiegati”. Poco chiaro, secondo Pallotta, anche chi e come abbia valutato i curriculum dei tre giornalisti selezionati e invitati a presentare il curriculum professionale, oltre alla Mandara, Alessandra Farias e Monica Di Pillo.