L’AQUILA – Approfondire e rendere conto ai cittadini abruzzesi sul perché, a distanza di ben 12 anni dalla scoperta della mega discarica di sostanze tossiche del polo chimico di Bussi (Pescara), le bonifiche sono ancora al palo, nonostante i fondi a disposizione, e anche, per parte dei siti contaminati, i lavori già appaltati.

E’ questo il compito, epocale, che dovrà assolvere la Commissione regionale di inchiesta sul Sito di interesse nazionale di Bussi sul Tirino, la cui istituzione è stata inserita all’ordine del giorno del consiglio regionale di martedì prossimo 6 agosto.

L’iniziativa è stata promossa dal consigliere Giovanni Legnini, e dagli altri consiglieri dei gruppi di centrosinistra, sostenuta però anche dal presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri di Forza Italia, e dai capigruppo della maggioranza di centrodestra, e dall’opposizione del Movimento 5 stelle. Il suo varo dunque può essere dato per scontato.

La seduta di martedì, l’ultima prima delle vacanze estive, si suppone, affronterà anche la legge regionale “Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio di previsione finanziario 2019/2021 della Regione Abruzzo (Legge di Stabilità regionale 2019), ed eleggerà, almeno questo si legge nell’odg, i componenti della Commissione regionale per la realizzazione delle pari opportunità e della parità giuridica e sostanziale tra donne e uomini.

Scottante il lavoro che si troverà davanti la commissione speciale, e molti i misteri su cui dovrà fare luce.

A cominciare  dalla discarica più tristemente famosa, la Tre Monti: 250 mila tonnellate di scarti della lavorazione industriale seppelliti in tre ettari in riva al fiume,  scoperte nel 2007.

Nel settembre 2018  la Cassazione ha messo la parola fine al processo penale, durato più di 10 anni, sui responsabili del disastro, tutti ex dirigenti della Montedison, oggi Edison, con quattro assolti per non aver commesso il fatto. Altri sei perché i reati sono andati in prescrizione.

Dopo la realizzazione di una copertura, ”capping”, da parte del commissario Adriano Goio, scomparso nel 2016, la Edison aveva annunciato di farsi carico, a proprie spese, della rimozione di 112 mila metri cubi di rifiuti della Tre Monti, con il via libera dal ministero nell’agosto 2018. Ma poi non se ne è saputo più nulla.

Identica impasse si registra per le discariche “2A” e “2B”, a ridosso dell’abitato di Bussi: il progetto di bonifica è stato predisposto  2014, nel  2015 è stato approvato il piano di “caratterizzazione”, ovvero l’analisi puntuale dei veleni presenti nel sito, nella legge finanziaria del 2016, sono stati stanziati 45 milioni di euro, a valere sui fondi della ricostruzione post-sismica 2009,  grazie all’interessamento dell’allora senatore i Legnini, prima di diventare sottosegretario all’Economia e poi vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, e infine candidato presidente del centrosinistra alla Regione Abruzzo.

Nel febbraio 2018 sono stati affidati, con un bando pubblico, i lavori di bonifica ad un raggruppamento d’imprese guidato dall’azienda belga Dec-Deme e composto da Safond Martini Srl, Elios Ambiente Srl, Sidra Società italiana dragaggi Spa e Cooperativa San Martino soc.coop. Ma i lavori non sono mai partiti, visto che la pratica si è incagliata al Ministero dell’Ambiente, sulla legittimità di utilizzare fondi pubblici, per una bonifica di cui è stato dichiarato responsabile un’impresa privata, in questo caso la Edison.

Nulla di fatto nemmeno per la bonifica del nucleo industriale vero e proprio, grande 26 ettari, in quanta ancora non si individua un responsabile, tra le tante imprese che hanno in essa operato.

E’ tramontato intanto anche il progetto di reindustrializzazione, presentato dalla Filippi.
Come evidenziato da Abruzzoweb, ci sono anche altri punti oscuri che la commissione d’inchiesta dovrà affrontare.

Come risulterebbe da alcuni passaggi, di una sentenza del settembre 2017 del Tribunale delle Acque Pubbliche presso la Corte di Appello di Roma,  la Solvay, società che operava a Bussi, e che ha poi ceduto il suo stabilimento, nell’agosto 2016 alla Società Chimica Bussi,  “non ha mai ottenuto la proroga richiesta al competente ministero dei Lavori pubblici”, nel lontano 1997.  E’ mistero insomma sull’esistenza o meno di una concessione con tutti i crismi, per l’utilizzo dell’acqua a scopi industriali e per produrre energia elettrica nell’importante polo chimico.