ROMA – “In queste ore apprendiamo dalla stampa fatti che, se confermati, sarebbero di una gravità inaudita. Il nome di Giovanni Legnini, che oggi si presenta davanti agli abruzzesi come candidato del Pd, appare nell’inchiesta che ha condotto all’arresto dei magistrati Savasta e Nardi. Come ci è finito lì? Si faccia subito chiarezza”.
Così in una nota la deputata Valentina Corneli e il senatore Gianluca Castaldi del MoVimento 5 Stelle.
“Nelle pagine del Gip – proseguono – viene fuori un elemento chiave: l’agenda di un imprenditore, Luigi d’Agostino, che con dovizia di particolari annotava dettagli su pagamenti di tangenti e cene. Tra i contatti di Dagostino ci sarebbe, secondo quanto si apprende, oltre a Luca Lotti e Tiziano Renzi, anche Giovanni Legnini, che allora ricopriva la carica di vicepresidente del Csm”.
“Non sappiamo e non dobbiamo dire noi se Legnini abbia avuto o meno a che fare con tangenti e con affari loschi. Ma chiediamo che venga fatta immediatamente luce sulla vicenda. L’Abruzzo deve scegliere i propri rappresentanti e deve sapere la verità, qualunque essa sia”, concludono Corneli e Castaldi.





