L’AQUILA – L’auto-riduzione del lauto stipendio da parlamentare, era e rimane uno dei punti fermi della proposta politica del Movimento 5 stelle, per differenziarsi da quella che in tempi non lontani era la ”kasta” dentro il palazzo, da “aprire come una scatola di sardine”. Ben 100 milioni in effetti sono stati restituiti, per finanziare il microcredito, e altre attività a beneficio dei cittadini e imprese. Mentre i parlamentari di altri partiti si sono intascati fino all’ultimo euro.
Ora però che i penstellati sono forza di governo, lacerati al loro interno tra governisti e movimentisti, in crisi di consenso, stando agli ultimi sondaggi, segna il passo anche questa lodevole pratica, e consultando il sito M5s di www.tirendiconto.it, si scopre che molti parlamentari, sono in forte ritardo nei versamenti.
Accade anche tra gli abruzzesi: l’unico in regola è infatti il senatore Primo Di Nicola, mentre nel 2019 non hanno versato nulla il deputato Gianluca Vacca, ex sottosegretario ai Beni Culturali, e il deputato Daniele Del Grosso. A quota zero assieme ad altri 13 parlamentari M5s.
Tra questi, il nome più eccellente, in queste ore, è quello di Lorenzo Fioramonti, oramai ex ministro dell’istruzione, che si è dimesso in aperta polemica con Di Maio, e per i mqancati fiodni in in finanziaria per la scuola e l’università. Spiccano anche tra i super morosi, gli ex ministri Danilo Toninelli e Giulia Grillo.
Tra gli abruzzesi, fermo a febbraio Andrea Colletti.
Il grosso dei parlamentari abruzzesi non scuce l’assegno da agosto, e forse non è solo un caso che proprio ad agosto è caduto il governo Lega-M5s, ed è nato il conte Bis, tra pentastellati e Partito democratico.
Come pure che nel frattempo è esploso il malumore per la modalità di versameno e finalizzazione delle restituzioni. Ciascuno dei 317 parlamentari grillini deve sborsare ogni mese almeno 2.000 euro al Movimento (che poi li investe in progetti e donazioni “per imprese e cittadini”), e 1.000 euro sempre ai vertici pentastellati per gli eventi. Ci sono poi 300 euro da versare all’associazione Rousseau, di Davide Casaleggio. E quest’ultimo obbligo fa storcere il naso a molti, come pure il fatto che i soldi confluiscano in un conto corrente bancario che ha pochissimi firmatari: fino al Conte I erano Luigi Di Maio, Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva.
La vicenda si sta così facendo esplosiva, e a lanciare bordate, è il senatore del Movimento 5 stelle, il giornalista Gianluigi Paragone, bastian contrario in odore di passare alla Lega, che si guarda bene dal dimettersi da parlamentare, ed è ora a rischio di esplulsione dal Movimento, per aver votato contro la manovra finanziaria ”Presenterò un esposto ai probiviri – tuona in un video – Il capo politico dov’era? Non lo sapeva o ha fatto finta di non vedere?”, rivolgendosi a Luigi Di Maio. E per restre in tema, ha denunciato che “la onorevole e ministro Fabiana Dadone è una dei probiviri che dovrà giudicarmi, ma le sue restituzioni sono ferme a 5 mensilità”.
Questa dunque la situazione degli abruzzesi, vista nel dettaglio.
Come detto Del Grosso e Vacca sono ne 2019 a quota zero, ma essendo nel secondo mandato hanno finora versato, fino a dicembre 2018, rispettivamente ben 135.902 e 185.682 euro.
Il virtuoso Di Nicola, uno dei pochi in regola, da inizio legislatura a novembre ha restituito 40.500 euro.
“Braccino corto” anche da parte di Andrea Colletti, fermo febbraio, e da parlamentare alla seconda legislatura ha restituito però già la considerevole cifra d 275.681 euro. Antonio Zennaro e Fabio Bernardini, sono fermi con le restituzioni a marzo 2019, e dunque hanno restituito da inizio legislatura 24.500 euro.
Molti sono fermi ad agosto, e sono le deputate Daniela Torto, Valentina Corneli, Carmela Grippa e Gabriella Di Girolamo, che hanno restituito finora 34.500 euro.
Infine il senatore, alla seconda legislatura Gianluca Castaldi, nominato a settembre Sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento: il suoi pagamenti si sono interrotti anche per lui ad agosto, fino ad oggi ha restituito 178.685 euro.
Eppure un sollecito era arrivato proprio da Rousseau.
“Mettetevi in regola con i pagamenti e preparatevi a elezioni anticipate”, il prentorio ultimatum.
Nel testo del messaggio si legge alla fine in neretto: “La scadenza per mettersi in regola era il 31 luglio, ti preghiamo pertanto di provvedere al completamento dei mesi indicati entro il 2 settembre in vista di eventuali elezioni e relativi controlli da farsi per le candidature”.
Poi nessuno è tornato casa, e ha dovuto lasciare libera il laticlavio parlmentare, grazie alla nascita del governo giallo-rosso.
Ma tranne poche eccezioni, i parlamentari m5s se ne sono infischiati del sollecito di Rousseau.






