ROMA – Alla vigilia dell’ultimo giorno dell’anno Davide Casaleggio passa al contrattacco.

Lo fa in un lungo post in cui, punto per punto, smentisce accuse arrivate dai partiti di opposizione e, soprattutto, di governo. Attacca i media, preannuncia azioni legali e sottolinea un punto: la sua società non è coinvolta in nessun conflitto di interessi.

L’offensiva di Casaleggio arriva in un momento in cui il figlio del guru del M5S è nel mirino dei gruppi e la spia è il ritardo, cronico, dei rimborsi che interessa diversi parlamentati e alimenta, in queste ore, una sorta di tutti contro tutti nel Movimento.

Quasi una resa dei conti, come dimostra l’annunciato addio al Movimento dell’ex ministro Lorenzo Fioramonti, che non si limita a passare al gruppo misto ma lancia un durissimo atto di accusa: “Il Movimento 5 Stelle mi ha deluso molto. So che esiste un senso di delusione profondo, più diffuso di quanto si voglia far credere”, afferma su facebook.

“È come se quei valori di trasparenza, democrazia interna e vocazione ambientalista che ne hanno animato la nascita – aggiunge – si fossero persi nella pura amministrazione, sempre più verticistica, dello status quo”.

Dall’altra parte, Casaleggio non entra nel merito delle polemiche interne. Si limita a difendere la sua attività e la sua posizione rispetto al M5S.

“E’ falso che “Casaleggio Associati è una società di lobbying”, è falso che “guadagna di più con il Movimento in Parlamento e al Governo”, è falso che “riceve soldi dai parlamentari”, è falso che “Moby è stata favorita dal Movimento 5 stelle nella sua attività parlamentare e governativa grazie a Casaleggio Associati” ed è falso che “la Casaleggio Associati è in conflitto di interessi”, scrive il presidente della Casaleggio Associati, definendo “avvilente” la polemica sul Piano innovazione del governo della ministra Paola Pisano e in cui, tra ringraziamenti, compare proprio il nome del fondatore della Piattaforma Rousseau.

E Casaleggio smentisce altri due punti: “non ho mai fatto pressione a favore di Moby” e “non c’è alcun conflitto con Beppe Grillo“.

Resta da vedere se la scure sui ritardatari nelle rendicontazioni si abbatterà davvero. L’ultimatum del blog scade il 31 dicembre ma l’impressione è che i vertici useranno misure diverse visto che non tutti i ritardati sono anche dissidenti contro Luigi Di Maio. E, nel frattempo, su Fb piovono giustificazioni. “Ho accantonato i soldi per far fronte alle spese legali”, spiega Mario Michele Giarrusso.