L’AQUILA – Prevenzione e contrasto del fenomeno: l’Abruzzo tenta la lotta al gioco d’azzardo, una dipendenza grave e sempre più diffusa che coinvolge sempre più spesso anche i minorenni.
La Giunta regionale ha approvato, nei giorni scorsi, il Piano regionale 2017-2018 contro il Gioco d’Azzardo Patologico (Gap) così come rimodulato dal Servizio della Prevenzione e Tutela Sanitaria del Dipartimento per la Salute e il Welfare della Regione Abruzzo a seguito di specifiche osservazioni ministeriali, e valutato positivamente dall’Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave.
Tra i tanti dati evidenziati, ne emergono alcuni particolarmente significativi: il 50 per cento dei malati di gioco d’azzardo ha pensato al suicidio, mentre il 7 per cento dei giovani tra i 15 e i 19 anni gioca più di 4 volte a settimana.
Nel piano è previsto che le Asl svolgano le attività secondo la logica di rete, in collaborazione con gli enti locali, con il Terzo settore e il Privato sociale no profit e tenendo conto del setting scolastico, familiare e lavorativo. La dotazione finanziaria ammonta a 1.104.025 euro per ciascuna annualità.
“Con questo Piano – ha commentato l’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci – la Regione Abruzzo fa propri i principi del ‘Piano d’Azione Nazionale Gap 2013-2015 – Area Prevenzione’, e si impegna a perseguire, attraverso i programmi individuati, tutti gli obiettivi centrali declinati, con la definizione dei progetti, degli obiettivi specifici, delle popolazioni target, delle azioni e degli indicatori (e relativi standard) per la valutazione del raggiungimento degli obiettivi stessi. Inoltre la Regione si impegna a porre in essere su tutto il territorio regionale le necessarie attività in collaborazione con tutti gli attori impegnati a vario titolo nella prevenzione e nel contrasto del fenomeno della diffusione del gioco d’azzardo e della dipendenza grave”.
“Il gioco d’azzardo – si legge nel documento – può alimentare una patologia da dipendenza che si presenta con caratteristiche cliniche specifiche. Basti pensare che, si stima, il 50 per cento di questi malati ha pensato al suicidio e il 17 per cento lo ha tentato”.
Il gioco come qualsiasi altra sostanza che crea dipendenza, una malattia. “Non è un problema circoscritto alla singola persona – viene spiegato nel Piano -, ma grava e coinvolge i nuclei familiari e sociali nei quali la persona si muove e vive, determinando un disagio diffuso oltre che difficoltà concrete nella comunità”.
Il Piano si fonda sulla valorizzazione e sul potenziamento della rete territoriale esistente tra i diversi attori che, a partire dalla dimensione locale nella quale operano, rispondono alle istanze di cambiamento che il fenomeno del gioco d’azzardo impone a livello organizzativo e di intervento e contribuiscono, quali interlocutori privilegiati, ad orientare le strategie di politica regionale e locale.
Gli interventi di prevenzione selettiva e indicativa verranno definiti e realizzati dai SerD (servizi aziendali per le dipendenze) in collaborazione con i dipartimenti di prevenzione delle Asl e gli iterventi di cura e riabitazione verranno definiti e realizzati dai SerD in collaborazione con gli Enti accreditati e con i gruppi di Automutuoaiuto che si occupano di problemi azzardo-correlati.
Le azioni realizzate in modo uniforme su tutto il territorio, comprendono: percorsi di formazione, aggiornamento e qualificazione degli operatori socio-sanitari; attività di relazioni pubbliche, comunicazione e marketing della prevenzione; attività di coordinamento, program management, rendicontazione e valutazione del Piano; attività di analisi e monitoraggio del fenomeno dal punto di vista sociale ed epidemiologico.
“La diffusione del fenomeno e le caratteristiche ad esso associate sono monitorate nel nostro Paese attraverso gli unici due strumenti di carattere nazionale esistenti: le indagini campionarie Italian Population Survey on Alcohol and other drugs (Ipsad) sulla popolazione generale, e European School Servey project on alcohol and other drugs (Espad Italia). Dall’ultima indagine Ipsad 2013-14 risulta che il 43 per cento della popolazione di 15-64 anni, che corrisponde a quasi 17 milioni di persone, ha giocato almeno una volta somme di denaro: questo ci dà una chiara idea della popolarità del gioco d’azzardo. Negli ultimi 20 anni, infatti, le nuove tipologie di gioco e le modalità di accesso si sono moltiplicate e diversificate trasformando di fatto la disponibilità, l’accessibilità e il panorama del gioco d’azzardo.
Infatti, il gioco d’azzardo conivolge oggi quote sempre più ampie di persone, compresi i minorenni. Secondo lo studio Espad sono circa un milione gli studenti che riferiscono di aver giocato somme di denaro almeno una volta negli ultimi 12 mesi. Dal 2014 al 2015 tale percentuale è cresciuta dal 39% al 42%, con un 7% che riferisce di giocare 4 o più volte alla settimana. Rispetto alle fasce di età più giovane, l’indagine Espad rileva che tra gli studenti che giocano, i ragazzi potenzialmente a rischio sono circa l’11% di coloro che hanno giocato denaro nell’ultimo anno, mentre la percentuale di ragazzi già problematici si assesta all’8% dei giocatori.
A livello nazionale la spesa complessiva per le dipendenze ammonta a circa 675 milioni di euro. Il 61 per cento della spesa (411 milioni) risulta essere destinato alle attività di tipo ambulatoriale e domiciliare. Il 35 per cento della spesa (237 milioni) invece è destinato a tutte le attività di tipo residenziale/semiresidenziale, effettuate perlopiù dai servizi privati e rivolte a circa il 15 per cento della popolazione complessiva assistita. Il restante 4 per cento è destinato a sperimentazioni e finanziamenti al terzo settore.






