L’AQUILA – “Dio aveva fatto soltanto l’acqua, ma l’uomo ha fatto il vino” scriveva Victor Hugo un secolo e mezzo fa.

Se poi il vino novello travasato dalla botte viene accostato alle castagne, i frutti dell’autunno per eccellenza, esplode la festa popolare.

Il festeggiamento di san Martino, di origine francese e di influsso celtico-pagano, è un trionfo di gusti, profumi e rumori: non è andata affatto perduta l’usanza di sbattere tra loro oggetti, come pentole e coperchi, e tanto meno di brindare sonoramente.

Anche se qualche volta il novello, il primo frutto della vendemmia appena trascorsa, non soddisfa i palati più raffinati, i festeggiamenti tra amici a san Martino sono un appuntamento fisso di ogni anno.

Sarà che poi l’11 di novembre è finito per diventare anche la festa dei mariti traditi, porta aperta alle risate.

Questo forse perché in passato, nel giorno del santo, si tenevano fiere di bestiame, per lo più munito di corna, o piuttosto che anticamente si celebrava una festa pagana di stile carnevalesco nel corso di cui i mariti traditi venivano fatti oggetto di scherno e di una vera caccia, sia pur simulata, nella quale essi dovevano interpretare il ruolo del cervo.

Buon festeggiamento a tutti e attenti alle corna. Sarah Porfirio