CAGNANO AMITERNO – Quando i rifiuti, adeguatamente differenziati, diventano una risorsa, bruciando e producendo energia senza effetti negativi sull’ambiente.

È quello che succede al cementificio di Cagnano Amiterno (L’Aquila), che ha aperto le sue porte al pubblico per la prima volta dopo mesi di polemiche sollevate dalla popolazione, preoccupata per l’utilizzo di combustibili solidi secondari (css), che ha fatto temere per la salute dei cittadini.

Simbolo di occupazione e sviluppo, croce e delizia dell’Alta Valle dell’Aterno avendo vissuto i vari cicli dell’economia, tra boom dell’edilizia e crisi profonde, il cementificio Italsacci ha voluto così smentire ogni timore di impatto ambientale e ribadire l’importanza dello stabilimento, dall’inizio di quest’anno acquisito dal colosso Italcementi, nel quadro produttivo nazionale.

Da oltre 150 anni leader del settore in Italia, Italcementi nello stabilimento di Cagnano utilizza css, composti da rifiuti non pericolosi, per alimentare i forni di produzione del clinker, il componente base per la produzione del cemento, per questo è finito nell’occhio del ciclone, con la popolazione preoccupata per il potenziale inquinamento dell’aria.

Con l’open day, il quinto dall’inizio dell’anno in Italia, che è stato occasione di presentazione del nuovo brand e a cui hanno partecipato circa mille persone tra cui scolaresche di scuole medie e superiori e dipendenti coi loro familiari, l’azienda ha voluto spiegare come “il Css è una risorsa energetica a chilometro zero, ci permette di ottenere benefici a tutti i livelli”, ha detto Giovanni Catucci, direttore stabilimento Italsacci, “i vantaggi sono una riduzione delle emissioni di Co2, una riduzione dell’utilizzo di combustibili di origine fossile non rinnovabili, nessun impatto sulle persone, sull’ambiente e sulla qualità del cemento, creazione di un’economia circolare”.

“Per essere classificato come Css il materiale deve possedere determinate caratteristiche e parametri qualitativi che sono prescritti dalle norme”, ha spiegato.

Il direttore ha anche detto che “lo stabilimento è attualmente al 50 per cento della sua massima produzione, ci auguriamo che con il passare della crisi strutturale che stiamo attraversando, la produzione possa tornare al 100 per cento”.

“Nessuno nasconde che lo stabilimento ha un impatto, però utilizziamo tutto quello che serve affinché l’impatto sia il minore possibile”, ha aggiunto Agostino Rizzo, direttore tecnico Italsacci e Italcementi Italia.

“Utilizziamo combustibile alternativo in sostituzione della quantità di calore che serve per produrre il cemento, una percentuale di energia che serve per produrre un chilo di cemento arriva dal combustibile solido secondario che proviene da uno stabilimento di Chieti”, ha aggiunto Rizzo.

“Il nostro obiettivo non è bruciare css, ma produrre cemento di qualità”, ha ribadito il direttore tecnico, “per fare questo occorre un css di qualità”.

“L’utilizzo di css ha due effetti positivi, uno sull’intera comunità perché c’è una frazione di rifiuti a valle della raccolta differenziata che non troverebbe altro impiego, l’altro rappresentato dal fatto che l’utilizzo di css non influenza la qualità e la quantità delle emissioni, anzi in alcuni casi abbiamo avuto degli effetti benefici”, ha aggiunto Rizzo.

“Con il porte aperte di oggi desideriamo avviare un dialogo positivo con la comunità locale di cui ci sentiamo parte e che rappresenta uno degli elementi cardine dell’approccio sostenibile che caratterizza tutto il Gruppo Italcementi – ha continuato – Da quasi cento anni l’impianto è presente in questo territorio e vogliano continuare a farne parte, mantenendo un confronto aperto, costante e costruttivo con la comunità locale”.

“Circa 18 anni fa abbiamo iniziato un percorso di crescita che ci ha portato a ridurre del 95 per cento il numero di infortuni che si verificano in tutti i nostri stabilimenti”, ha detto Ignazio La Barbera, responsabile sicurezza Italcementi, “la legge è necessaria ma non sufficiente, bisogna mettere al centro l’uomo coi suoi comportamenti, la sua psicologia e le sue esigenze, in questo modo siamo riusciti a raggiungere grandi risultati”. 

“Abbiamo un’autorizzazione integrata ambientale ottenuta applicando le migliori tecniche disponibili previste dall’Unione europea, tra queste c’è la possibilità di utilizzare una risorsa energetica qual è quella del css in sostituzione dei combustibili fossili”, ha spiegato Angelo Monti, responsabile ambiente Italcementi, “

L’operato della Italcementi è stato “benedetto” dall’amministrazione comunale al completo, a partire dal sindaco Iside Di Martino e dal vice sindaco, Donatella Tarquini, che hanno annunciato come imminente la sottoscrizione del contratto tra Comune e Arta (Agenzia regionale per la tutela dell’Ambiente) per il controllo costante delle emissioni: “Siamo in procinto di sottoscrivere il contratto aggiuntivo per i monitoraggi, oltre a quello necessario per la cementeria”, ha detto il primo cittadino, ricordando come il Comune pubblichi quotidianamente sul proprio portale istituzionale i dati aggiornati del monitoraggio dell’aria.

Quello abruzzese è uno degli undici impianti a ciclo completo della Italcementi, e insieme a quelli di Tavernola Bergamasca (Bergamo) e Greve in Chianti (Firenze), uno dei tre con la nuova denominazione Italsacci.

Cagnano Amiterno, poco più di 1.200 abitanti a 841 metri di quota, ha un legame quasi secolare con la cementeria, i cui primi impianti furono costruiti nel 1925, che oggi produce quattro tipologie di cemento ed ha una capacità produttiva di mezzo milione di tonnellate l’anno: 72 i dipendenti tra tecnici, impiegati e operai, ai quali si aggiungono fino a duecento addetti dell’indotto.

Ancora oggi, a quasi un secolo dall’inizio dell’attività, la produzione si basa sullo sfruttamento delle marne naturali presenti sul territorio.