L’AQUILA – “L’ambasciata italiana in Libia è a disposizione di tutti gli imprenditori, a essere indademipiente è il signor Mauro Zingarelli, che non ha fornito gli atti richiesti per risolvere la sua situazione, pertanto le accuse che formula sono difficilmente giustificabili”.

Risponde all’articolo pubblicato ieri da AbruzzoWeb, Giuseppe Buccino Grimaldi, ambasciatore d’Italia in Libia che, da quanto si apprende, ha fatto convocare dai suoi uffici Zingarelli per mercoledì.

“È opportuno ricordare – aggiunge Grimaldi – che anche nel primo anno post-rivoluzione l’Italia ha mantenuto il ruolo di primo partner economico della Libia, grazie all’impegno degli operatori economici qui presenti e al sostegno offerto dalle istituzioni italiane competenti, in un’ottica di sistema”.

“A titolo di esempio – sottolinea l’ambasciatore – può essere ricordata la partecipazione italiana alla fiera ‘Libya Build’, principale evento internazionale nelle costruzioni tenutosi a Tripoli lo scorso maggio, aperta dal ministro dell’Economia libico insieme al vice ministro per le Infrastrutture e i trasporti italiano Mario Ciaccia, e vi hanno preso parte oltre 130 aziende italiane, delle quali 70 riunite nel padiglione collettivo organizzato dall’Istituto per il commercio estero con il sostegno dell’ambasciata, a fronte di 90 aziende turche e 43 francesi”.

“È necessaria concretezza, e un approccio costruttivo, non divisivo – conclude Grimaldi – L’Aquila, meravigliosa città che tanto ha sofferto e che merita incondizionato sostegno da parte di tutti, come città di grande tradizione rugbistica sa bene che nella mischia si avanza solo se il pacchetto è compatto e tutti spingono nella stessa direzione”.

LA NOTA INTEGRALE DELL’AMBASCIATORE

In relazione all’articolo pubblicato il 28 ottobre sul portale abruzzoweb.it, intitolato “Un aquilano nella libia post-Gheddafi, Zingarelli: ‘abbandonati dal Governo italiano'”, a firma di Pierluigi Biondi, è doveroso fare alcune precisazioni.

Il Sig. Zingarelli ha chiesto di essere ricevuto in Ambasciata circa un mese fa. In precedenza, come riferito dallo stesso Zingarelli, egli non si era mai rivolto a questa sede, contrariamente a quanto fanno regolarmente altri imprenditori italiani operanti in Libia.

I contratti cui il Sig. Zingarelli si riferisce, per sua narrazione, sarebbero stati firmati in maniera inconsueta, ovvero: la parte italiana li avrebbe sottoscritti e inviati al Ministero della Salute libico, dal quale però non sarebbero stati perfezionati.

Prescindendo dall’innaturale formazione dell’atto, al Sig. Zingarelli è stata data ampia disponibilità a svolgere presso il Ministero della Salute libico tutte le verifiche necessarie. A tal fine è stato richiesto al Sig. Zingarelli di voler produrre copia dell’atto in questione, oppure altro riferimento utile alla conduzione delle verifiche.

Ad oggi, nulla è pervenuto dal Sig. Zingarelli. Le accuse contenute nell’articolo appaiono pertanto difficilmente giustificabili, dinanzi all’inattività dell’interessato, quali che siano le ragioni alla base della stessa.

Inoltre, lungi dal confinare la propria azione alla “cura” – per utilizzare la metafora di stampo medico del Sig. Zingarelli – nell’incontro citato è stata più volte sottolineata la disponibilità dell’Ambasciata a sostenere l’imprenditoria italiana, aquilana e non, sin dalla fase di impostazione dei rapporti commerciali: quest’opera di “prevenzione” appare ancor più necessaria alla luce dell’incompiuta strutturazione politica e amministrativa della Libia, che il Sig. Zingarelli evidenzia nel corso dell’intervista.

È opportuno ricordare che anche nel primo anno post-rivoluzione l’Italia ha mantenuto il ruolo di primo partner economico della Libia, grazie all’impegno degli operatori economici qui presenti e al sostegno offerto dalle istituzioni italiane competenti, in un’ottica di sistema. A titolo di esempio, può essere ricordata la partecipazione italiana alla fiera “Libya Build”, principale evento internazionale nelle costruzioni tenutosi a Tripoli lo scorso maggio.

La fiera è stata aperta dal Ministro dell’Economia libico insieme al Vice Ministro per le Infrastrutture e i Trasporti italiano, Dott. Ciaccia, e vi hanno preso parte oltre 130 aziende italiane, delle quali 70 riunite nel padiglione collettivo organizzato dall’ICE con il sostegno dell’Ambasciata, a fronte di 90 aziende turche e 43 francesi.

Inoltre, sono italiane le poche aziende straniere che – pur a fronte della situazione di stallo in cui versa l’economia libica – hanno ripreso i lavori interrotti prima della rivoluzione, in diversi settori (urbanizzazione, comunicazioni) e diverse aree geografiche (Tripolitania, Cirenaica).

Il Sig. Zingarelli e tutti gli imprenditori italiani potranno avvalersi dell’assistenza dell’Ambasciata in ogni circostanza. Al contempo, l’Ambasciata conta sulla collaborazione degli imprenditori italiani in Libia.

L’obiettivo è infatti comune: rafforzare la presenza italiana in Libia. È necessaria concretezza, e un approccio costruttivo, non divisivo. L’Aquila, meravigliosa città che tanto ha sofferto e che merita incondizionato sostegno da parte di tutti, come città di grande tradizione rugbistica sa bene che nella mischia si avanza solo se il “pacchetto” è compatto e tutti spingono nella stessa direzione.