PESCARA – La vicenda delle lettere per il sì al referendum costituzionale renziano del 4 dicembre 2016 inviate dal presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, arriverà in udienza il prossimo 2 novembre al Tribunale di Pescara.

Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Antonella Di Carlo che ha respinto la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero Salvatore Campochiaro.

Il presidente della Giunta regionale e il segretario del Pd Abruzzo, Marco Rapino, sono entrambi indagati per abuso d’ufficio e violazione dei dati personali.

Il procedimento nasce da alcuni esposti presentati da singoli cittadini.

Negli esposti si lamentava dell’invio al numero privato di cellulare di diversi sms con finalità di propaganda elettorale e di telefonate che sarebbero state effettuate per conto del presidente della Regione in cui l’interlocutore, a precisa domanda di identificarsi, non avrebbe voluto rispondere con il proprio nominativo.

Il pm Campochiaro aveva disposto la richiesta di archiviazione ma, a seguito dell’opposizione motivata di un cittadino, relativa, da quanto si apprende, alla carenza delle indagini preliminari svolte dagli inquirenti, il Gip ha ritenuto di non poter accogliere tale richiesta, fissando l’udienza in camera di Consiglio.

Un successivo esposto verteva sulla lettera per il Sì al Referendum, che riportava lo slogan e l’indirizzo web “La Regione dice La Regione fa” che poi è stato oggetto della decisione dell’Agcom nazionale di sanzionare la Regione Abruzzo.

Un procedimento, sempre da quanto è appreso, è stato aperto anche dal Garante della Privacy, attualmente in via di definizione dopo una richiesta effettuata alla Regione Abruzzo di delucidazioni circa il possesso dei dati personali.

“La lettura di un organo di stampa mi ha consentito di apprendere che per il 2 novembre prossimo il Gip del Tribunale di Pescara avrebbe disposto l’udienza, in camera di Consiglio, di cui all’art. 410 c.p.c., con riferimento alle ‘lettere per il Sì’ – dichiara D’Alfonso in una nota – In detta udienza il giudice, ove ritenesse ammissibile l’opposizione, potrebbe indicare le attività di indagine da eseguire, ovvero disporre l’archiviazione”.

“Si tratta, quindi, di un’indagine preliminare per la quale non vi è stato esercizio dell’azione penale e, quindi, difetta l’esistenza di un imputato”, rimarca in conclusione.

IL DENUNCIANTE: “NON VANNO PREVARICATE LE REGOLE DELLA DEMOCRAZIA”

“In merito alla vicenda riportata dalla stampa dell’udienza che si terrà il prossimo 2 novembre nel procedimento sugli sms e sulla lettera aventi a oggetto il Referendum costituzionale voglio evidenziare che ho deciso di procedere con tre esposti come privato cittadino in quanto in generale ritengo fondamentale che le regole del gioco non siano prevaricate, soprattutto in scadenze fondamentali per la vita democratica del paese”.

Lo scrive in una nota Augusto De Sanctis, attivista del Forum H2o ed ex Wwf che, con le sue denunce, ha dato vita all’inchiesta.

LA NOTA COMPLETA

Per questo ho chiesto a vari soggetti, tra cui la procura di Pescara e il garante della Privacy, di valutare la legittimità dell’operato dei promotori delle iniziative di propaganda elettorale, anche per l’uso dei miei dati personali oltre all’eventuale utilizzo di mezzi e strumenti delle istituzioni che devono rimanere di tutti e non essere usati da una parte.

La genesi di questa vicenda dovrebbe almeno servire per far riflettere chi ha potere. Tutto è derivato da un elemento relazionale che ho ritenuto, da semplice cittadino, di protervia: alla telefonata che mi era giunta a ottobre per sollecitare la mia partecipazione ad un evento per il sì al Referendum l’interlocutore, nonostante le mie insistenze, non aveva voluto presentarsi dando nome e cognome come è buona educazione fare se si chiama qualcuno sul cellulare.

Probabilmente con maggiore educazione, seppur infastidito, avrei lasciato cadere la cosa. Invece innervosito mi misi immediatamente al computer lasciando quello che stavo facendo inviando la prima Pec da cui tutto ha preso origine. Purtroppo i messaggi sono continuati e sono addirittura sfociati nella lettera per cui a ogni successiva iniziativa è scaturito un esposto.

Mi sono opposto alla richiesta di archiviazione giunta dal Pm perché ritengo che le indagini svolte siano state carenti.

Basterà citare il fatto che la delibera dell’Agcom che riconduceva, dopo un’approfondita e articolata analisi giuridica, alla regione la paternità della lettera di propaganda, sanzionandola, era stata citata esclusivamente per il tramite di uno scarno articolo di stampa.

Ho prodotto io, con l’opposizione, copia della delibera che, peraltro, era facilmente reperibile sul sito web istituzionale.

Inoltre sugli sms non era stato condotto alcun approfondimento, nonostante l’allora direttore della Regione Gerardis avesse replicato alla mia segnalazione sostenendo di non essere a conoscenza di tali iniziative e che con ogni probabilità era coinvolta la struttura afferente alla presidenza.

Ovviamente ci sarà modo davanti al Gip di discutere questi aspetti, che saranno quindi valutati nella massima serenità rispetto alla loro rilevanza o meno dal punto di vista penale.