L’AQUILA – Taglio del nastro questa mattina all’Aquila per il nuovo stabilimento Leonardo, ex Selex, che ospita i 140 dipendenti dell’ex colosso Finmeccanica, che dopo il terremoto del 2009 sono stati provvisoriamente ricollocati negli spazi del Tecnopolo d’Abruzzo (ex polo elettronico), presi in affitto.
Lo stabilimento, costruito secondo i più alti standard antisismici e ambientali, è dedicato alle attività avioniche di Leonardo e impiega 140 persone che realizzano la progettazione di tecnologie per l’identificazione tra velivoli e apparati per le comunicazioni avioniche.
La nascita del polo produttivo di Leonardo potrebbe rappresentare un importante volano di crescita per l’intero Abruzzo. L’azienda che opera nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza, e che nel centro d’eccellenza dell’Aquila progetta apparati avionici sia civili che militari, apparati di riconoscimento e trasponditori, viene così trasferita nella nuova sede di Campo di Pile, accanto allo stabilimento della Thales Alenia Space inaugurato a fine 2013.
Alla cerimonia erano presenti il prefetto e presidente di Leonardo Gianni De Gennaro, il sottosegretario di Stato alla Difesa Domenico Rossi, l’amministratore delegato della società Alessandro Profumo, l’ex sottosgretario Gianni Letta, il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, il vice presidente Giovanni Lolli e il sottosegretario alla presidenza della Regione, Mario Mazzocca.
Il nuovo sito è stato realizzato anche grazie al contributo della Regione Abruzzo e si estende su una superficie di 4.500 metri quadrati. Realizzata in parte con fondi comunitari tramite un bando regionale e in parte con risorse proprie, la nuova sede è costata circa 8 milioni di euro.
A contribuire alla scelta di Selex di restare all’Aquila, oltre 4 milioni di euro per riprendere le attività dopo il terremoto del 2009 grazie ad un accordo firmato nel 2012 con l’allora amministratore delegato Paolo Aielli.
“Tutto ciò – ha detto il presidente della Regione – grazie anche e soprattutto ai tanti protagonisti di questo insieme scientifico e tecnologico che si sono stretti la mano per fare in modo che accadessero i fatti al di là delle normali gelosie di appartenenza”.
Ieri era arrivato anche il plauso della Fiom Cgil, che con il segretario provinciale Alfredo Fegatelli, aveva rivendicato il risultato: “Sono lontani i tempi delle assemblee con i lavoratori della Selex (oggi Leonardo) svolte presso Murata Gigotti, spesso in mezzo al fango, per discutere di come evitare la loro diaspora creando una prospettiva lavorativa all’Aquila attraverso la realizzazione di un nuovo edificio – scrive in una nota – Nonostante l’iniziale contrarietà dell’allora ad Aielli rispetto alla realizzazione di un nuovo edificio nel capoluogo abruzzese, la Fiom e la Cgil, da sole, insieme alle loro Rsu sono riuscite a coinvolgere le istituzioni e l’azienda e a sottoscrivere un protocollo presso la prefettura dell’Aquila per la realizzazione del nuovo stabile, mantenendo l’impegno preso con i lavoratori in quelle assemblee all’aperto”.
“La strada è stata lunga, ma alla fine, insieme alle nostre Rsu, ci siamo riusciti – aggiunge Fegatelli – Oggi si inaugura il nuovo edificio, una struttura che deve contribuire a garantire un futuro ad un’eccellenza del nostro territorio”.
Nella Regione Leonardo è presente con altri due centri di eccellenza di livello internazionale, quello di Chieti dedicato alla cyber security e il Centro Spaziale del Fucino di Telespazio (joint venture fra Leonardo, 67% e Thales, 33%), per un totale di circa 850 dipendenti.
Si aggira invece intorno ai 15 milioni di euro, secondo la Fiom Cgil, il quadro complessivo di finanziamenti, tra quelli richiesti e quelli concessi alla Selex dal 2009 ad oggi.
“Grazie a queste eccellenze scientifiche e tecnologiche – ha dichiarato D’Alfonso nel suo intervento di saluto, riferendosi al sistema accademico abruzzese, alla Gran Sasso Science Institute, ai laboratori dell’Infn e alle aziende Leonardo-Finmeccanica – noi possiamo oggi conoscere sempre meglio il mondo dell’infinitamente grande e quello dell’infinitamente piccolo”.






