L’AQUILA – “È stato il ministero dell’Interno a non volere l’inserimento nel decreto enti territoriali delle ‘white list’ di aziende affidabili da impegnare per la ricostruzione post-sisma, allo scopo di non caricare troppo le prefetture, ma noi le riproponiamo”.
Svelato l’arcano, il Viminale è l’autore della cassazione di una delle nuove regole sul post-terremoto aquilano che erano andate inspiegabilmente perse nel passaggio a palazzo Chigi del testo concordato tra la senatrice Stefania Pezzopane con il territorio e il sottosegretario all’Economia con delega ad hoc Paola De Micheli.
Nel dl l’articolo 11 è tutto dedicato all’Aquila con 16 commi, ma modifiche in libertà all’insaputa di tutti hanno reso le norme, già esecutive in attesa della conversione in legge entro 60 giorni, non risolutive dei problemi, quando non addirittura dannose: di qui la necessità della campagna di emendamenti.
A svelare dell’intromissione dell’Interno è stata la stessa senatrice, assieme al vice presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, in un incontro con la stampa per presentare il “pacchetto” di modifiche, in parte correttive, in parte aggiuntive, stilate per sistemare le cose in Parlamento.
E Lolli e Pezzopane hanno appunto ribadito che la norma viene riproposta a “sfidare” in qualche modo lo Stato e il dicastero guidato dal ministro Angelino Alfano.
“Ci dissero che servivano norme più stringenti per i lavori privati per evitare corruzione e malcostume, adesso che l’abbiamo studiata ce la cancellano? La riproponiamo, se lo Stato ritiene che regole più severe non siano necessarie ce lo deve dire esplicitamente”, hanno detto entrambi gli amministratori.
Va da considerarsi ormai definitivamente tramontata, quindi, l’ipotesi iniziale, ancor più severa, delle “mini gare” con regole mutuate dagli appalti pubblici anche per i lavori privati, con la scelta dell’offerta migliore, e non discrezionale come avviene oggi, tra cinque partecipanti: un’ipotesi che secondo alcuni analisti presentava addirittura profili di incostituzionalità ed è stata rapidamente accantonata al momento di passare dalle bozze di legge ai testi normativi veri e propri.
Tra le altre novità non piacevoli, il fatto che i fondi per lo sviluppo resteranno fissati al 4% e non il 5% del totale dei fondi per la ricostruzione, che equivale a incassare 240 milioni, 60 in meno dei 300 previsti. “Anche perché – fa notare la senatrice – una percentuale con un altro provvedimento l’abbiamo indirizzata alla gestione del personale e l’assistenza tecnica, perciò la Ragioneria dello Stato ha obiettato che non si potessero mettere troppe postille”.
Queste proposte di modifica verranno esaminate dai relatori, tra cui l’altra senatrice abruzzese Federica Chiavaroli (Nuovo centro destra), poi in parte recepite dal governo, entrando nel maxi emendamento dell’esecutivo, con la certezza di essere accolti, in parte resteranno “emendamenti Pezzopane”, le cui possibilità di essere approvati da Senato e Camera dovranno essere verificate.
Quanto alle modifiche, “le correzioni raccolgono il dissenso emerso all’indomani dell’approvazione del decreto, che metteva in difficoltà la ricostruzione, correggendo gli errori. Correggiamo il comma 1 inserendo la Soa e l’autocertificazione – elenca la Pezzopane – il comma 2 togliendo l’incompatibilità delle aziende con i progettisti e inserendo i legami di parentela, i commi 3-4-5 perfezionando le procedure e specificando che le incompatibilità vanno fatte sui contratti preliminari e altre questioni. Sui fallimenti eliminiamo la fattispecie del concordato preventivo”, anche se viene inserita quella del ramo d’azienda, insomma non si potranno cedere contratti già firmati.
“L’altro pacchetto è propositivo – prosegue – Prevediamo la possibilità di ricostruire per ascendenti e discendenti che hanno la proprietà degli immobili, la possibilità di intervenire nei centri storici delle frazioni e dei Comuni del ‘cratere’ per seconde case negli aggregati per le parti comuni, la proroga dei precari dell’Aquila e dei Comuni, il sostegno di alcuni progetti per le attività produttive in campo turistico e culturale, infine come detto la white list e l’albo reputazionale delle aziende impegnate”.






