L’AQUILA – “Il potere logora anche chi ce l’ha”, verrebbe da dire, parafrasando il noto adagio di Giulio Andreotti, nell’assistere alla spaccatura che si va sempre più aprendo nella Lega abruzzese.

Una divisione, già profonda e preoccupante, a soli quattro mesi dalla vittoria schiacciante, con il 27,7%, alle elezioni regionali del 10 febbraio, e all’indomani del successo alle elezioni europee di domenica scorsa con il 35,5%, unica regione nel Sud Italia in cui i salviniani sono davanti al Movimento 5 stelle.

Lo scontro, che covava sotto la cenere da tempo, è emerso con un battibecco nella chat di consiglieri, amministratori e personaggi importanti, tra i due uomini forti in Abruzzo: i deputati Giuseppe Bellachioma, 57 anni, coordinatore regionale ed amico del leader Matteo Salvini, e l’altro deputato abruzzese Luigi D’Eramo, 42 anni, vice coordinatore, ed entrato nel cerchio magico del partito dopo la nomina a commissario in Puglia, scelta fatta direttamente dal “capitano”.

Oggetto della lite la mancata elezione di un parlamentare europeo in una regione che ha fatto registrare consensi da record: il riferimento di D’Eramo era alla “sua” candidata, la cardiologa aquilana Elisabetta De Blasis, che ha sfiorato lo scranno comunitario per soli 4mila voti (le preferenze sono state circa 27mila voti) e, secondo il deputato aquilano e il suo entourage “tradita” dal partito che in alcuni territori (vedi le province di Teramo e di Pescara) avrebbe preso ordini da Bellachioma ed i suoi più stretti collaboratori, di non far votare la dottoressa, su tutti l’uomo di fiducia del segretario regionale, l’assessore regionale Piero Fioretti.

Vincente e lacerata, insomma, la Lega in Abruzzo: può accadere, e il perché viene ben spiegato in una velina dai toni durissimi, che circola tra gli iscritti del partito, venuta in possesso di AbruzzoWeb, in cui ai vertici sono in soldoni accusati di non essere stati finora capaci di capitalizzare la  superiorità numerica in consiglio regionale, in cui siedono 10 consiglieri sui 18 della maggioranza di centrodestra e nella Giunta in cui sono 4 su 6 gli assessori leghisti, continuando a subire le scelte dei più scaltri alleati di Fratelli d’Italia e Forza Italia, abili a spaccare il fronte leghista, tutt’altro che compatto e molti alla prima esperienza, su scelte e provvedimenti.

Un andazzo cominciato, a ben vedere, con la candidatura a presidente della Regione di Marco Marsilio di Fratelli d’Italia, che la Lega dopo tanto recalcitrare, ha dovuto subire. Un andazzo che non viene visto di buon occhio dagli alleati che vedono i leghisti, azionisti di maggioranza, come un ostacolo a spiccare il volo.

Emblematico del clima che si respira, il duro scontro nella chat di whatsapp, a cui sono iscritti consiglieri regionali ed esponenti di spicco del partito, tra il capo salviniano in Abruzzo Bellachioma, deputato originario di Roseto degli Abruzzi alla prima elezione importante e il vice coordinatore, Luigi D’Eramo, deputato aquilano che nonostante i 42 anni fa politica sia al governo sia all’opposizione da oltre 20 anni.

Nello scambio di messaggini, pubblicati da Lilli Mandara nel suo blog Maperò, Bellachioma si dice “commosso e orgoglioso” per lo straordinario risultato delle europee, con D’Eramo che invece lo invita a un bagno di umiltà, parlando senza mezzi termini di “fallimento”, vista la mancata elezione degli euro-candidati abruzzesi, Elisabetta De Blasis, arrivata ad un passo dl traguardo, e Antonello D’Aloisio. Nonostante il pieno di voti per il partito.

E che D’Eramo, politico di lungo corso, si scagli contro il coordinatore regionale, salito da pochi mesi alla ribalta politica, non è cosa di poco conto, visto il peso che l’aquilano sta man mano acquistando nella Lega. Vedi la nomina in Puglia venuta direttamente dai vertici.

La conflittualità tra D’Eramo e Bellachioma non è del resto una novità. Emersa già prima delle elezioni regionali, per l’eccessivo protagonismo di Bellachioma nella scelta delle candidature. Un fatto che ha contagiato anche gli altri uomini forti del partito.

Non poteva poi non avere conseguenze nefaste in occasione della composizione della Giunta, l’imposizione da parte di Bellachioma come assessore esterno, del suo fedelissimo il teramano Fioretti.

A discapito del più votato d’Abruzzo per i leghisti, con 8.838 preferenze, Pietro Quaresimale, ex sindaco di Campli, che si è dovuto accontentare del ruolo di capogruppo, e che comunque mastica amaro.

Come pure l’ex assessore regionale forzista Gianfranco Giuliante, coordinatore provinciale della Lega di Pescara, che avrebbe voluto tanto tornare in Giunta, al posto di Fioretti che, va ricordato, era stato anche suo portaborse. Giuliante, ad ogni buon conto, è diventato presidente della Tua, società regionale dei Trasporti. Ma la ruggine non è stata rimossa.

Perplessità serpeggiano anche nei confronti dell’assessore ai Trasporti Nicola Campitelli, internamente attaccato in quanto stretto sodale di Edoardo Rixi, viceministro del governo italiano alle Infrastrutture nominato in quota Lega, che è stato condannato a tre anni e cinque mesi di carcere per falso e peculato, e che si è dovuto dimettere dal suo incarico     

Al di là dello scontro interno tra big, sotto accusa dalla base la scarsa efficacia nell’azione di governo regionale dove i più esperti forzisti e riescono ogni volta a far passare le loro istanze.

La velina dei leghisti esordisce in modo eloquente: “È una partenza diesel quella della Lega in Regione. Ad oggi, non sembra rappresentare e valere quel quasi trenta per cento ottenuto lo scorso 10 febbraio. Ad accorgersene non solo gli abruzzesi, ma sopratutto gli addetti ai lavori e tanti militanti leghisti che hanno sperato in un forte cambiamento”.

“I leghisti hanno dovuto inghiottire il boccone amaro di un candidato Presidente dei cugini minori di Fratelli d’Italia, hanno rinunciato ad una rappresentanza in Giunta e nei posti che contano in Consiglio Regionale”

Non va giù poi, “la nomina alla direzione affari della Presidenza di una persona un tempo vicina a Paolucci e D’Alfonso, sconosciuta ai più e nominata con una delibera di giunta ‘fuori sacco’, in fretta e furia e istruita direttamente dal Presidente Marsilio, senza l’ausilio di alcun ufficio regionale, La stessa poi, sempre dal presidente Marsilio, è stata incaricata di coordinare la commissione che sta valutando i curricula degli aspiranti manager Asl”.

Il riferimento è a Emanuela Grimaldi, dirigente amministrativa della Asl di Teramo, arrivata ad aprile 2018  in Regione Abruzzo grazie a un comando di sei mesi per coprire il posto di dirigente del servizio Assistenza farmaceutica e trasfusionale, e prorogata dall’ex presidente vicario, Giovanni Lolli, del Partito democratico. Grimaldi, prima nomina del centrodestra, è stata messa a capo del Dipartimento della presidenza della Giunta e dei rapporti con l’Europa, e successivamente, indicata al vertice della commissione che deve vagliare i curricula dei 39 candidati a direttore generale della Asl aquilana e chietina. Altra partita dove si registra un conflitto tra Lega e l’asse Fi- Fdi.

Ed ancora si denuncia “la scarsa condivisione delle figure professionali che potrebbero effettivamente giocarcela per dirigere le Asl abruzzesi”, e non piace “la malcelata volontà del Presidente Marsilio di riconferma al ruolo di direttore della ricostruzione 2016, di Vincenzo Rivera, da sempre uomo vicino alla sinistra, arrivato in Regione con Ottaviano Del Turco e confermato, dopo 5 anni di pausa di governo di centrodestra, con Luciano D’Alfonso. Ed infatti, su questo punto, sembra che sia arrivato un forte stop preventivo”.

Stessi malumori “per la riforma della Protezione civile, per lo scippo alla Tua a favore di Pescara, e su molti altri dossier sul tavolo regionale che vedono sempre ai margini il partito di Salvini”.

Il progetto della nuova Agenzia della protezione civile, è stato definito da D’Eramo un baraccone. Mentre i consiglieri leghisti e glia assessori leghisti si sono trincerati in un imbarazzato silenzio, subendo di fatto l’iniziativa portata avanti con convinzione dal presidente Marsilio e dall’assessore al Bilancio e Personale Guido Liris, anche lui di Fdi.

Conclude il documento di accusa: “Sembra che il momento del chiarimento in Regione tra il partito di Salvini e gli altri soci di maggioranza sia vicino, fortemente richiesto dai consiglieri regionali leghisti, già prima delle elezioni europee di domenica 26”.

In questo scenario esplosivo, si inserisce la resa dei conti a colpi di messaggini whatsapp tra D’Eramo e Bellachioma.  

E alla mancata elezione di De Blasis si aggiunge quella dell’avvocato di Chieti Antonello D’Aloisio, che ha preso 10. 386 voti, comunque lontano dalla soglia di eleggibilità.

Per Bellachioma però quello che conta è il risultato complessivo, e dunque commenta trionfante, a poche ore dalla conclusione dello spoglio: “Sono commosso e orgoglioso per il risultato che abbiamo ottenuto  nella nostra regione. Il 35 per cento e (senza accento) veramente qualcosa di immenso e siamo la prima regione del centro sud. Grazie di  vero cuore a tutti siete stati straordinari. Viva la Lega viva Matteo  Salvini”.

Un trionfalismo che non è andato giù a D’Eramo, che si era speso fino all’ultimo, assieme all’aquilano Emanuele Imprudente, vice presidente della Regione, anche lui ex assessore comunale del capoluogo, per sostenere la candidatura della dottoressa dell’ospedale San Salvatore.

“La prima regione del centro sud, ma non eleggiamo un parlamentare europeo! Anche io sono commosso”, la replica al veleno di D’Eramo.

Affondando poi più sotto: “Il risultato di una classe dirigente o di una comunità politica in questo tipo di elezione si pesa esclusivamente con le preferenze. Il risultato del partito è merito principalmente di Matteo Salvini! La verità resta una, che con oltre 30% l’Abruzzo non elegge un parlamentare europeo e questo in politica si chiama fallimento!”.

Salvini infatti da solo ha preso in Abruzzo 54.642 mila preferenze. Un voto sul leader nazionale, a cui non si è accompagnato spesso e volentieri il voto di preferenza su altri candidati, a cominciare dai due abruzzesi. Quindi, ragiona tra le righe D’Eramo, Bellachioma ha poco da esultare, il merito non è suo, nè del partito regionale. Lo sarebbe stato appunto se fosse scattata un seggio leghista e abruzzese all’europarlamento.

Del resto, altro motivo di tensione dentro la Lega è stato, in occasione delle Europee, lo  scarso appoggio dei big al parlamento e in Regione ai due candidati, e il gioco di squadra pressoché assente e addirittura sgambetti dal fronte amico.

I candidati leghisti, questa la convinzione diffusa, avrebbe potuto, ed anzi dovuto, prendere molti più voti in Abruzzo, tenuto conto che nella scheda si poteva aggiungere, per quanto riguarda De Blasis, il nome come preferenza di “genere” femminile, oltre a quelli di due candidati maschi.

Sarebbe bastato quindi mobilitare il partito e i tanti colonnelli salviniani che presidiano il territorio, per perorare questa opzione. Pare che non siano arrivate indicazioni in tal senso neppure dal candidato abruzzese D’Aloisio. E di questo tra le righe D’Eramo considera responsabile in primis il coordinatore Bellachioma, e i suoi stretti sodali, come ad esempio Fioretti.

Incassato il colpo di D’Eramo, Bellachioma prova a stemperare i toni

“Scusate ma non credo sia il caso di fare polemiche in chat dopo un risultato simile. Purtroppo le preferenze premiano le regioni più grandi. Capisco il rammarico per non essere riusciti ad eleggere un abruzzese ma ritengo oggi un giorno importante per la lega in Abruzzo anzi storico. Grazie di nuovo a tutti veramente”.

Pronta la risposta di D’Eramo: “Ti prego questo no! È un’offesa all’intelligenza di chi legge”.

Ribatte Bellachioma: “Non voglio offendere l’intelligenza di nessuno Luigi. Fatemi insieme una analisi del voto, ora credo sia troppo presto per fare valutazioni. Anche a me dispiace che Elisabetta e Antonello non siano entrati, credimi è (con l’accento) credo dispiaccia a tutti nonostante il Grande (con la G maiuscola) risultato del partito nella nostra regione”.

Infine l’invito di Bellachioma “Forse è il caso che ci confrontiamo in privato Luigi”. “E per quale motivo? L’analisi del voto si fa con tutti”, lo gela D’Eramo.

 “Non in una chat, la faremo nelle sedi opportune Luigi”, chiude l’alterco digitale Bellachioma. Ma la resa dei conti è solo rimandata.