L’AQUILA – Si ridimensiona sensibilmente, con l’assoluzione per tre dei quattro capi di imputazione, la vicenda delle ville in corso di realizzazione a Picenze, frazione di Barisciano (L’Aquila) sequestrate 4 anni fa esatti a tre imprenditori aquilani, i fratelli Danilo, Valerio e Antonello Taddei, indagati assieme al geometra comunale Giampiero Sigismondi e al progettista delle abitazioni Vincenzo Galeota.

Il tribunale collegiale del capoluogo, presidente Giovanni Novelli, giudici a latere Carmela Magarò e Marfisa Luciani, ha assolto i 5 imputati dalle accuse di abuso edilizio, abuso d’ufficio e omissione d’atti d’ufficio (quest’ultima per il solo Sigismondi) mentre ha disposto la condanna per il reato di lottizzazione abusiva, con l’arresto di 1 anno (pena sospesa) e il pagamento di un’ammenda da 40 mila euro.

I tre fratelli Taddei sono titolari del Gruppo Edimo, azienda specializzata nella grandi realizzazioni, che dà lavoro a circa 700 persone tra dipendenti e indotto.

La sentenza, che comunque verrà appellata, viene commentata positivamente dall’avvocato Vincenzo Calderoni, che assiste Antonello Taddei.

“Bisogna dare atto delle grande onestà del pubblico ministero Fabio Picuti, che al termine dell’istruttoria dibattimentale ha chiesto l’assoluzione degli imputati – sottolinea – Questa vicenda che sembrava enorme ora si è sgonfiata completamente e resta in piedi solo un reato contravvenzionale”.

Oltre che da Calderoni, gli imputati sono difesi dagli avvocati Riccardo Lopardi, Fabio Lattanzi, Paolo Gemelli, Attilio Cecchini e Angelo Colagrande.

Inizialmente tra gli indagati c’era anche il sindaco di Barisciano, Francesco Di Paolo, per il quale è stata disposta l’archiviazione al termine dell’udienza preliminare.

Il sequestro era avvenuto l’8 ottobre 2010 dopo l’inchiesta avviata a seguito di un esposto.

In una nota, il patron del gruppo, Carlo Taddei, aveva sottolineato di essere “stupito dell’accaduto, dal momento che si è proceduto alla realizzazione delle costruzioni rispettando la normativa in materia” e di avere “fiducia nell’operato della magistratura”. (alb.or.)