L’AQUILA – Già prima del terremoto del 6 aprile 2009, nel febbraio dello stesso anno, il boss della ndrangheta calabrese Santo Giovanni Caridi era presente all’Aquila, con un conto corrente aperto a suo nome presso una banca del capoluogo abruzzese.
È la drammatica realtà emersa nella prima udienza dibattimentale del processo in corso al tribunale del capoluogo nei confronti di quattro imputati accusati di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dei lavori di ricostruzione privata post-sisma dell’Aquila.
Infiltrazioni rese possibili grazie al gancio dell’imprenditore aquilano Stefano Biasini, figlio del noto geometra e amministratore di condominio Lamberto, quest’ultimo non coinvolto ma oggetto delle attenzioni dei calabresi, mai andate a buon fine, per accaparrarsi appalti.
E secondo gli inquirenti, se non fossero scattate le manette gli accusati avrebbero rastrellato una dozzina di commesse.
Il procedimento è nato dall’operazione di polizia “Lypas” che, il 19 dicembre 2011, aveva portato all’arresto dell’imprenditore aquilano Stefano Biasini, dei fratelli Antonino Vincenzo Valenti e Massimo Maria Valenti, nati a Reggio Calabria, ma residenti da tempo all’Aquila, e di Francesco Ielo, nato a Reggio Calabria e residente ad Albenga (Savona).
Per Massimo Maria Valenti al momento il giudizio è sospeso per motivi di salute in vista di una verifica sulla sue condizioni.
A raccontare i contatti pre-sisma tra la criminalità organizzata calabrese e la città dell’Aquila è stato il sovrintendente della squadra Mobile di Reggio Calabria, Bruno Lo Giudice, la cui deposizione è stata seguita da quelle di altri esponenti del Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) della Guardia di finanza all’Aquila.
Anche se, al momento, a provare l’esistenza di quel conto bancario ci sono solo intercettazioni telefoniche e non prove documentali.
Nel corso del dibattimento sono state messe in evidenza quelle che, secondo la difesa, sono lacune istruttorie che saranno oggetto di integrazione. Infatti, vista l’impossibilità di accertarlo sulla scorta degli atti disponibili, il pubblico ministero Fabio Picuti, d’intesa con le difese, che non si sono opposte, si occuperà di verificare due aspetti che il tribunale ritiene di interesse.
Prima di tutto quali e quanti fossero di dipendenti dell’imprenditore Biasini prima e dopo il sisma. Si vuole capire se corrisponde al vero (o meno) il fatto che facesse lavorare solo calabresi pur tenendo nel libro paga anche i operai aquilani.
E, inoltre, il presidente del collegio giudicante, Ciro Riviezzo, ha posto anche l’accento sulla motivazione di fogli di via disposti dal questore nei riguardi di due persone (di dubbia fama) che non sono indagate ma che potrebbero avere avuto dei contatti con gli imputati.
Il processo è stato rinviato e sono state già fissate le due prossime udienze. La prima il 17 aprile e la seconda l’8 maggio.
Il collegio difensivo è formato da Vincenzo Salvi, Amedeo Ciuffetelli e Attilio Cecchini.





