L’AQUILA – Lo stipendio, da precaria, è piuttosto magro. E allora vai di ‘austerity’, arrivando a togliere pure qualche piacere come una birra con le amiche, perché da un po’ di tempo anche gli spicci ti sembrano vitali, salvo poi accorgerti che certe rinunce servono davvero a poco, che all’orizzonte, di un altro lavoro con una busta paga che sia un pochino più ‘grassottella’, non c’è neppure l’ombra.
“Così ti guardi allo specchio e ti dici che forse è arrivata l’ora di ricominciare con quel mestiere, nei fine settimana, come è già successo. Con due o tre giorni, riesci a mettere in borsa circa 800 euro grazie a prestazioni da 80 euro a cliente, ma solo dopo appuntamento telefonico, visto che ho un profilo esplicito su internet. Non sono l’unica, ovviamente. Conosco diverse donne, aquilane come me, anche più giovani e sposate, che lo fanno più o meno all’insaputa dei mariti, con un ‘giro’ di uomini fidati”.
Lei ha poco meno di trent’anni, non è sposata né fidanzata. Vive da sola nel capoluogo d’Abruzzo ma non si prostituisce a casa, “non voglio insospettire i vicini, si accorgerebbero subito e poi scoppierebbero i guai”.
Il lavoro, quello precario, se lo tiene stretto “perché serve come copertura – spiega ad AbruzzoWeb in macchina, di fronte a una palazzina ancora terremotata – Intanto, sto per organizzarmi di nuovo con il secondo lavoro, chiamiamolo così. Qualcuno ha ancora il mio numero messo su Internet e problemi a ricreare una mia clientela non ne ho, sono sincera, c’è chi è partito da Roma per passare qualche ora con me. Ritengo sia una necessità, non posso provare vergogna se di alternative migliori non ce ne sono”.
La sua famiglia, assicura, non ne sa nulla, idem gli amici e le amiche, giusto qualche conoscente ma per un semplice motivo: ha tirato fuori gli 80 euro di cui sopra per stare un po’ con lei e farci sesso. In albergo.
“Un paio di fine settimana al mese sono sufficienti per rimediare un po’ di soldi – spiega – l’importante è muoversi con discrezione e dire a chi ti conosce, se incuriosito, che vai fuori per gli extra del ‘primo’ lavoro, quello ufficiale. Tanto, non è che poi devi fargli vedere quanto hai guadagnato”.
“Vedo in giro per la città tante ragazze e donne e penso che quella è una condizione bruttissima – il suo pensiero sulla prostituzione in strada – Io, invece, punto a poche ‘uscite’ che, però, mi aiuterebbero a mettere qualche soldo da parte, oppure a non temere una spesa improvvisa”.
“Un po’ di paura all’inizio l’ho avuta – ammette – credo sia normale, ma poi la possibilità di guadagnare bene e il fatto di essere una ragazza a cui il sesso piace molto, mi hanno aiutato a superarla. Vado solamente con chi indossa il preservativo, che acquisto e che fornisco io, con chi si presenta pulito e si comporta in modo educato”, mette le cose in chiaro, sul tramonto della chiacchierata e della giornata, la trentenne aquilana.
Che poi conclude: “Non bisogna scandalizzarsi se si finisce per scegliere questa via. Non tutte si prostituiscono per comprarsi una borsa firmata, c’è chi lo fa perché le alternative sono la precarietà o la disoccupazione”.




