L’AQUILA – “Sono arrivati ieri mattina e hanno portato via i nostri bambini. Dicono che sono malnutriti, malvestiti e trascurati, e invece sono tutte menzogne”.

È il grido di allarme ad AbruzzoWeb di una coppia aquilana, Marco Zuppella ed Emilia Ghet, che si è vista portare via dal Tribunale dei minori i tre figli di lei, di 4, 5 e 11 anni, con un decreto del giudice che ha prescritto l’immediato collocamento dei tre bambini in una struttura idonea.

I due hanno affidato la loro difesa all’avvocato Aleandro Equizi, che sembra essere scettico sulle motivazioni di tale gesto. “Nel decreto di notifica si danno per scontate situazioni di cui io non ho il riscontro – commenta  – Dicono che i bambini fossero denutriti, vestiti con abiti larghi, risulterebbe tutto da alcuni accertamenti dei servizi sociali e ora vogliamo vederci chiaro”.

“È un procedimento molto serio che va analizzato a fondo e ci vorrà tempo per farlo”, spiega il legale a questo giornale.

Il signor Zuppella racconta di essere stato chiamato da un’assistente sociale del Comune dell’Aquila, che gli ha annunciato che “il giorno seguente sarebbe venuta una collega per fare un aggiornamento sulla situazione dei bambini”, spiega Zuppella. Ma poi l'”aggiornamento” si è trasformato in un’amara sorpresa.

Il motivo di questi accertamenti va ricondotto a due segnalazioni relative al 2010 e al 2011, fatte arrivare al Tribunale dei minori, secondo quanto sostiene la coppia, da un vicino di casa all’interno della Scuola della Guardia di finanza dove hanno vissuto in seguito al sisma del 6 aprile 2009.

“Ma i due accertamenti precedenti erano stati ufficialmente chiusi per non luogo a procedere – puntualizza l’uomo – in quanto nel 2011 la mia compagna era tornata con la sua famiglia in Romania”. Tutto si è riaperto nel 2012, quando la Ghet è tornata in Italia e l’anno seguente è stata raggiunta nuovamente dai figli. La situazione, poi, è precipitata il 28 marzo.

Il motivo? Da quanto si legge sulla disposizione, “i tre minori nel mese di gennaio avevano cominciato ad andare a scuola, i loro vestiti erano sempre di taglie più grandi e non portavano merenda; uno dei bambini era trascurato nell’igiene, senza materiale didattico e senza libri; non veniva seguito a casa e che vi erano seri dubbi che fosse adeguatamente nutrito; sia la madre che il convivente avevano un atteggiamento molto duro con il bambino che veniva ripreso duramente; la madre non scambiava mai un gesto affettuoso con il figlio; il bambino aveva riferito di essere in Italia da settembre ma non di essere andato a scuola perché doveva occuparsi del fratelli”.

“Sono tutte menzogne – commenta Zuppella – A settembre i bambini erano ancora in Romania con il padre, sono tornati a dicembre e hanno iniziato ad andare a scuola a gennaio. Nulla di quello che c’è scritto corrisponde a verità”.