L’AQUILA – Aveva stuprato e ridotto in fin di vita una studentessa universitaria di 20 anni di Tivoli ma residente in città, ora è un giovane a tutti gli effetti libero, dopo aver espiato la condanna a 7 anni ed otto mesi di reclusione con le accuse di violenza sessuale e lesioni gravissime.

Si tratta di Francesco Tuccia di Montefredane (Avellino), oggi 28enne, per molto tempo al centro delle cronache nazionali per avere violentato una studentessa fuori una discoteca a Pizzoli. 

Una violenza dalla dinamica cruenta, come ricorsa Il Messaggero, tanto che Tuccia, all’epoca 21enne militare del 33esimo Reggimento Artiglieria Terrestre Acqui (da tempo disciolto) dell’Aquila, nonostante i tre gradi di giudizio ai quali attraverso i propri legali (l’avvocato aquilano Antonio Valentini e quello del Foro di Avellino, Alberico Villani) abbia tentato di fornire una sua versione dei fatti, non è riuscito ad evitare il severo giudizio della Cassazione che pur riducendo di 4 mesi (rispetto la sentenza d’Appello dell’Aquila) nel gennaio del 2015, lo aveva spedito in carcere.

Un verdetto che aveva gettato nella disperazione i genitori del giovane. Dopo un periodo di arresto, ha poi goduto di un altro periodo di arresti domiciliari. Poi l’affidamento ai servizi sociali con i quali il 28enne ha concluso il percorso scelto in alternativa alla detenzione. Ora è un ragazzo libero a tutti gli effetti anche se lascia dietro di sé un impianto accusatorio granitico mai scalfito nonostante la vicenda (il processo si è tenuto fin dalla prima udienza a porte chiuse) fosse stata molto dibattuta tra accusa e difesa.

Nel gennaio del 2012 e con una temperatura di 14 gradi sotto lo zero, il giovane irpino aveva lasciato la studentessa universitaria a terra sanguinante nel parcheggio esterno della discoteca. Secondo l’accusa la ragazza sarebbe certamente morta se non avesse prontamente ricevuto il soccorso del personale addetto alla sicurezza del locale. Tuccia al contrario era rientrato nel locale come se nulla fosse accaduto per lavare le tracce di sangue. 

E sarebbe riuscito ad andare via se non fosse stato bloccato dagli stessi vigilantes. La difesa ha sempre sostenuto come il giovane (che aveva procuratore ferite molto gravi agli organi genitali della vittima) non fosse scappato ma seduto in macchina per fumare una sigaretta e in quanto sconvolto e che comunque la studentessa nonostante fosse ubriaca fosse consenziente nel rapporto sessuale. 

Resta infine aperto un aspetto collaterale a quella dello stupro, quello che vede imputate tre attiviste femministe querelate per diffamazione dall’avvocato Antonio Valentini. La vicenda ruota attorno alla mobilitazione del Mfpr che esortò la Casa internazionale delle donne di Roma a non ospitare il legale, che era stato invitato a un convegno sul processo alla commissione Grandi rischi, in quanto difensore di Tuccia.