L’AQUILA – È una vera e propria necropoli urbana, risalente al periodo tra il 1200 e il 1300, quella ritrovata all’Aquila a ridosso della chiesa capoquarto di Santa Giusta, durante i lavori per l’installazione del tunnel sotterraneo dei nuovi sottoservizi.

Come già anticipato da AbruzzoWeb, le operazioni di scavo hanno portato alla luce dieci tombe singole con resti di 12 scheletri umani, alcuni quasi interi, e sembrerebbe almeno un paio di tombe multiple su cui gli archeologi della soprintendenza stanno ancora lavorando.

“La datazione delle sepolture è stata fatta sulla base del ritrovamento di alcuni frammenti di ceramica perché l’impasto ceramico e la sua lavorazione può dare riferimenti più precisi rispetto ai resti ossei – spiega a questo giornale l’antropologo del centro di antropologia culturale dell’Università di Chieti, Jacopo Cilli – A livello scheletrico infatti non è possibile stabilire un’epoca certa a meno di fare un esame specifico, il cosiddetto radio carbonio, analisi molto costosa che molto probabilmente non verrà effettuata su questi resti”. 

“Nel periodo basso medievale era tipico avere cimiteri o sepolture di fianco alle chiese – prosegue – Sono ritrovamenti che comunque possono dirci molte cose della popolazione di quel periodo, a livello paleobiologico, ovvero informazioni sulla statura media. Oppure sulle attività lavorative svolte, studiando la struttura muscolare, oltre a informazioni basilari come sesso ed età presunta della morte”.

“Difficile stabilire le cause, invece, del decesso. Sono pochissime infatti le patologie che lasciano segni sullo scheletro, l’artrosi per citarne una su tutte. Comunque, una parte dei resti tra quelli in migliore stato di conservazione, sarà trasportata all’istituto di antropologia culturale di Chieti, per studi più approfonditi”, conclude Cilli. 

Per i ritrovamenti accanto la chiesa di Santa Giusta è previsto un sopralluogo da parte della Asl nei prossimi giorni, come è già avvenuto per i resti umani rinvenuti lungo corso Principe Umberto, per i quali i tecnici della Asl “hanno dato indicazioni sulle procedure da seguire, visto che con molta probabilità saranno trasportati e sepolti nell’ossario del cimitero comunale“, spiega il direttore dei lavori della Gran Sasso Acqua, l’ingegnere Alessandra Marono.

“Nel cantiere di Santa Giusta siamo fermi da due settimane, in attesa del parere della soprintendenza sulla possibilità o meno, dopo aver fatto i rilievi e catalogato i reperti, di poter procedere con la rimozione delle tombe – sottolinea – Un cimitero urbano, quello che è spuntato fuori, in questo cantiere, che è un po’ più problematico rispetto ai reperti del cantiere di corso Umberto I. Lì non è stato necessario deviare il percorso del tunnel dei sottoservizi. Le murature sono state protette e ricoperte, e lo spazio era sufficiente per proseguire con i lavori di scavo”.

“Su sei fronti di scavo, comunque, tre sono stati bloccati per ritrovamenti di interesse archeologico o resti ossei – aggiunge la Marono – proprio venerdì mattina sono state rinvenute murature nel quartiere di Santa Maria di Farfa. Si pensa alle fondazioni originarie della chiesa omonima, prima del suo spostamento dove si trova ora”.  

La chiesa di Santa Giusta è ancora oggetto di discussione degli storici e studiosi dell’architettura religiosa cittadina a proposito dell’effettiva datazione della struttura, che di per certo divenne chiesa capoquarto del rione di San Giorgio, nel 1272. 

Era la chiesa di riferimento dei castellani di Bazzano, all’epoca della fondazione sveva della città dell’Aquila, ma le sue murature visibilmente più antiche, scurite dal tempo, irregolari, nel lato che costeggia la via del Grifo parlano di “un’altra struttura muraria, anteriore alla ricostruzione della città dopo la distruzione da parte di Manfredi, da ricondurre quindi a prima del 1259” come descrive Monsignor Orlando Antonini nel suo volume Architettura religiosa aquilana.