L’AQUILA – Fare di necessità virtù, puntando molto a progetti di fantasia con cui reggere in una situazione difficilissima.
Il neo assessore alle Politiche sociali del Comune dell’Aquila, Emanuela Di Giovambattista, subentrato a Stefania Pezzopane, vuole costruire un percorso nuovo per il settore.
Più organizzazione, più idee, più collaborazione. Il momento storico lo richiede, le realtà cittadine ci sono, ma vanno “messe in rete, serve un percorso comune”.
“Si può migliorare la vita in alcune zone dell’Aquila, specie nei Progetti C.a.s.e. dove mancano servizi e vita sociale – dice la Di Giovambattista ad AbruzzoWeb – vanno creati quindi dei ‘poli’ all’interno dei nuovi quartieri, magari con delle micro aree. Presto verrà avviato un progetto sperimentale per dare assistenza alla popolazione e migliorare la qualità della vita delle persone che abitano lì”.
“Ma la nostra è una città che vive in una situazione non ordinaria – precisa l’assessore – i livelli essenziali vengono forniti alla popolazione, i problemi però sono aumentati a dismisura con il terremoto e la crisi economica. Credo che al di là dei livelli essenziali, vada fatto qualcosa in più”.
“Dopo l’estate ci sarà una conferenza dei servizi in Consiglio comunale che coinvolgerà le più importanti associazioni del settore, per cominciare a fare dei veri e propri tavoli tecnici divisi per aree e capire ciò che va migliorato e ciò che manca”.
Sul rischio che gli uffici comunali diventino una sorta di sportello al cittadino utilizzato per sfogarsi, la Di Giovambattista afferma: “Sì, il rischio c’è. Le persone vengono da noi per parlare di tantissimi problemi. L’idea che un amministratore dia anche una mezz’ora di tempo, che sia interessato al problema, dà l’idea di vicinanza e di rassicurazione da parte dell’amministrazione”.
“C’è anche il rischio di spopolamento giovanile – conclude l’assessore – stiamo cercando di affrontarlo. E se guardiamo agli adolescenti, ci rendiamo conto che sono smarriti. Oltre ai punti di aggregazione, va capito ciò che va messo dentro. Serve una politica giovanile che lo aiuti a capire le proprie vocazioni”.






