L’AQUILA – Senza il miliardo chiesto dal Comune dell’Aquila la ricostruzione del centro storico della città e delle frazioni non partirà.
È questo il dato allarmante reso noto dall’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, in una lunga intervista ad AbruzzoWeb, in cui, numeri alla mano, fa un resoconto della situazione attuale in cui versa il capoluogo di regione, che sembra sparito dall’agenda del governo nazionale.
Quello che doveva essere “il cantiere più grande d’Europa” è in realtà un posto dove di impalcature e operai al lavoro se ne notano pochissimi, se non nelle periferie. E se i trasferimenti statali rimarranno quelli che conosciamo non se ne vedranno a breve.
Alla pari degli ergastolani, sulla pratica L’Aquila è scritto “fine pena mai”.
Una condizione inaccettabile per l’intero sistema Paese, i cui rappresentanti istituzionali hanno sfilato a frotte per le vie cittadine, salvo dimenticarsi già nel viaggio di ritorno verso Roma delle immagini dolorose davanti le quali hanno mostrato commozione e assicurato interessamento.
Le cifre parlano chiaro: solo per coprire i contributi di riparazione degli edifici privati già approvati, servono 191 milioni, mentre in cassa ce ne sono 156.
Se si va ai progetti per cui l’iter è stato definito i numeri crescono a dismisura: si tratta di 1.914 pratiche per una spesa complessiva di 621 milioni di euro, che sommati ai 400 delle 60 pratiche all’esame della Soprintendenza, riferite agli immobili vincolati, fa oltre 1 miliardo.
Quindi andrebbero a farsi benedire pure i 985 milioni stanziati per un triennio con la delibera Cipe del dicembre scorso. Poi, è bene ricordarlo, c’è il nulla: in sintesi con i soldi previsti da qui al 2016 si smaltisce solo il pregresso o poco più.
Come a dire che il centro storico, il cuore della città, gli aquilani possono scordarselo o, al limite, ricordarselo bello com’era fino alla notte del 6 aprile 2009.
|
LE CIFRE ESATTE DELLA RICOSTRUZIONE
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||
|






