L’AQUILA – “Se l’Asilo Occupato non ci fosse mai stato nessun ministero si sarebbe accorto di questo edificio vuoto da anni prima dell’occupazione e molto probabilmente per questo motivo sarebbe ancora vuoto e inutile come allora, come molte altre opere pubbliche abbandonate o incompiute in questa città e in questo paese di cui l’incompiuto resta il suo vero tratto distintivo”.
Lo afferma in una nota il Collettivo Asilo Occupato, che per anni ha utilizzato l’edificio aquilano in prossimità della fontana Luminosa e l’Università come spazio sociale autogestito, e che poi è stato oggetto di una ristrutturazione post-sisma per diventare un non meglio precisata casa delle associazioni.
“Se l’Asilo Occupato – si legge nella nota – non ci fosse stato ci sarebbe stato un vuoto enorme nel dopo sisma, sia per chi ha amministrato e amministra questa città sia per la cittadinanza che sarebbe rimasta a guardare quello che NON veniva deciso in altre sedi. Li dentro molto è stato fatto e visti i risultati noi sappiamo di averlo fatto bene e saremo vigili e partecipi su ciò che deve ancora avvenire convinti che praticando arte, cultura e politica, un’altra società è possibile”.
LA NOTA COMPLETA
Due milioni e 400mila euro: sono una dichiarazione di necessità di avere uno spazio di aggregazione in un centro storico adibito esclusivamente a grande tavola apparecchiata dove mangiare e soprattutto bere?
Sono i fondi che l’allora ministero alle politiche giovanili finanziò per ristrutturare questo edificio dopo l’occupazione e farne uno spazio di aggregazione giovanile, un progetto pensato sull’idea realizzata in precedenza con l’autofinanziamento, da una parte di cittadini consapevoli della necessità urgente di spazi per il sociale in una città devastata dal sisma.
Ebbene ci sono voluti dodici anni per far partire i lavori e capire come utilizzare quei fondi. Dodici anni e le più colorite campagne elettorali come questa che, da manuale prima delle elezioni, chiude il cantiere e mostra a tutti l’intonaco appena rimbiancato. Si ma grazie a chi?
Se l’Asilo Occupato non ci fosse mai stato nessun ministero si sarebbe accorto di questo edificio vuoto da anni prima dell’occupazione e molto probabilmente per questo motivo sarebbe ancora vuoto e inutile come allora, come molte altre opere pubbliche abbandonate o incompiute in questa città e in questo paese di cui l’incompiuto resta il suo vero tratto distintivo: la metropolitana di superficie, la più grande opera incompiuta della città costata 25 milioni di soldi pubblici (mai portata a compimento) più 6 milioni di euro per rimuoverla; il Palajapan a Centi Colella complesso sportivo, costato 6 milioni di fondi pubblici più 4 milioni finanziati dal Giappone nel 2012 ma fermo dal 2017; l’asilo Ape Tau a Coppito realizzato grazie a 560 mila euro di donazioni, inaugurato nel 2012 ma chiuso dal 2016 per mancanza di personale; il Centro Polifunzionale Teatro Tenda di Paganica mai terminato ma costato circa 9 miliardi di vecchie lire di fondi pubblici; il Centro Polifunzionale di via Saragat nel nucleo industriale di Pile, costruito su una superficie di 900 metri quadri, munito di un locale mensa per 220 persone più una sala multimediale costato 1,9 milioni di donazioni ma chiuso ed inutilizzato.
In questo paese funziona così, si usa un mare di denaro pubblico per costruire strutture che si raccontano indispensabili (sono circa 640), poi si lasciano incompiute perché probabilmente non lo erano, e dopo anni di abbandono può capitare anche che si reinvesta altro denaro pubblico per ristrutturarle una seconda volta. Durante le campagne elettorali la chiamano “valorizzazione degli spazi” e per prendere voti funziona abbastanza bene.
Succede anche che se una parte dei cittadini, con zero fondi pubblici, decide di aprire quegli spazi, utilizzarli per il pubblico e dargli un senso, allora la politica istituzionale definisce l’azione illegale, questo perché è indiscutibile che gli interessi di pochi siano prioritari rispetto a legittimare i bisogni e le istanze dei tanti.
Ricordiamo che nel 2017 l’amministrazione Biondi con il suo rappresentante Roberto Junior Silveri, appena ottenuta la vittoria, inscenò un finto sgombero dell’edificio con tanto di sostituzione di lucchetti e nuove catene per sentenziare la nuova proprietà, quando invece il collettivo dell’Asilo Occupato aveva già deciso di lasciare lo stabile a causa dei danni causati alla struttura dal sisma di Amatrice dei mesi precedenti.
Ma, per evitare di scendere troppo al di sotto di dove dovrebbe essere invece la politica, parliamo di programmi elettorali che restano anch’essi tra le opere incompiute di questo paese.
Il programma elettorale del sindaco Pierluigi Biondi annoverava un piano straordinario per le scuole che comprendeva un adeguamento edilizio, ovvero adeguamento sismico al 100% di tutte le scuole superiori presenti sul territorio nazionale, dotazione di locali mensa adeguati e sperimentazione di diete adeguate, mediterranea e km 0, e spazi per attività sportive all’interno degli edifici.
Il programma elettorale dell’attuale Sindaco comprendeva anche la realizzazione di orti urbani, orti terapeutici per persone con problematiche sanitarie ma è un progetto che NON è stato ancora realizzato. Da sottrarre all’abbandono le altre priorità erano: la fascia bassa della Pineta di Roio‐Monteluco, NESSUN lavoro effettuato; la Riserva del Vetoio, NESSUN lavoro effettuato;
il laghetto di Pile, NESSUN lavoro effettuato; l’area di Piazza D’Armi, ancora oggi area PRIVA di parco pubblico; il paesaggio dell’Aterno, ipotizzando la realizzazione di un parco fluviale attrezzato, NESSUN lavoro effettuato; il Teatro Comunale ancora oggi aspetta di essere inaugurato.
Importante proposito era di curare e tenere costantemente pulite le mura urbiche: ebbene le mura urbiche della città, restaurate e consolidate nel 2015 con milioni di soldi pubblici, NON sono mai state ufficialmente aperte. Attualmente necessiterebbero di altri soldi pubblici per un eventuale nuovo restauro dato le condizioni di abbandono in cui riversano da allora.
Dal 2009 una parte del cimitero della città risulta ancora inaccessibile a causa della quantità di macerie riverse al suolo; il progetto di costruire un hub di secondo livello (un ospedale con tutte le specializzazioni più importanti), che si prefiggeva di assicurare la miglior tutela della salute non solo per i cittadini aquilani ma anche per quelli dell’intera regione NON è ancora stato realizzato;
riorganizzare e rendere più efficienti i presidi medici delle frazioni, NON è stato ancora realizzato;
il potenziamento del collegamento L’Aquila-Roma anche attraverso la linea ferroviaria, NON è stato ancora realizzato; il progetto di costruire un intelligente piano parcheggi in centro storico, NON è stato ancora realizzato; una riqualificazione architettonica dell’edilizia popolare in quartieri come Valle Pretara e S.Gregorio, è un progetto NON ancora realizzato; ripristinare il mercato cittadino nella storica piazza Duomo, progetto ancora NON realizzato; ridisegnare la destinazione di spazi pubblici non utilizzati attraverso la partecipazione attiva della cittadinanza ad ora NESSUN confronto con i cittadini risulta pervenuto; valorizzare l’albergo di Campo Imperatore, ampliare gli orari di utilizzo della funivia, e un piano speciale per lo sviluppo sostenibile del Gran Sasso, progetto NON ancora realizzato.
Gli strati di abbandono si accumulano in anni e anni di scelte e idee mancate, di attenzione ad interessi privati a discapito di interessi per la comunità, di patinate campagne elettorali e promesse mai mantenute. Questo è sintomo che la politica deve essere l’azione quotidiana di tutti/e e non solo una scelta di delega.
“L’Aquila tornerà a volare” è uno slogan che non ci ha mai convinti perché prevede un’attesa che non si sa bene a chi e a cosa si debba incaricare e sopratutto perché prevede una passività nell’attendere che mette subito in chiaro che il volo sarà piuttosto difficile se la cittadinanza resta inattiva.
Se l’Asilo Occupato non ci fosse stato ci sarebbe stato un vuoto enorme nel dopo sisma, sia per chi ha amministrato e amministra questa città sia per la cittadinanza che sarebbe rimasta a guardare quello che NON veniva deciso in altre sedi. Li dentro molto è stato fatto e visti i risultati noi sappiamo di averlo fatto bene e saremo vigili e partecipi su ciò che deve ancora avvenire convinti che praticando arte, cultura e politica, un’altra società è possibile.






