L’AQUILA – “Si aprano le porte della basilica di San Bernardino!”.
Con le parole di padre Carlo Serri, ministro provinciale dei Frati minori, alle ore 18.02, dopo oltre sei anni dal terremoto del 6 aprile 2009 è stata riaperta al culto la prima chiesa del centro storico.
I lavori da 13 milioni di euro sono durati 4 anni e sono stati appaltati dal provveditorato interregionale alle Opere pubbliche Lazio-Abruzzo-Sardegna ed eseguiti dall’associazione temporanea di imprese Donati Spa ed Eme Restauri Srl.
A entrare in mezzo a centinaia di persone in raccoglimento è stato l’arcivescovo metropolita del capoluogo, monsignor Giuseppe Petrocchi, che ha rivolto una preghiera di benedizione.
Poi, accompagnate da un lungo applauso, sono entrate le spoglie del santo, portate dagli alpini dopo averle prelevate nella chiesa omonima di San Bernardino in piazza d’Armi, costruita nella periferia Ovest del capoluogo, nata come struttura temporanea e oggi divenuta definitiva.
Durante il corteo partito da piazza Duomo, padre Carlo ha anche invitato i fedeli a pregare il santo originario di Siena “affinché la città risorga in tempi brevi”.
La basilica tornata al suo antico splendore è stata invasa da centinaia di persone a riprova del forte carattere sociale e religioso del ritorno a casa di uno dei quattro patroni della città assieme a San Massimo, Sant’Equizio e San Pietro Celestino.
Ai fedeli padre Serri ha ricordato che l’ingresso della basilica è porta santa e per questo ha raccomandato di entrare in silenzio e ordinatamente “perché nella casa di Dio c’è posto per tutti”.
Per far affluire senza calca le persone che volevano rivedere la Basilica rimessa a nuovo, sono state aperte anche le porte laterali.
La celebrazione della santa messa è stata caratterizzata da una chiesa stracolma, tanto che molte persone sono rimaste fuori.
“Con questa solenne celebrazione è riaperta la basilica e l’urna, contenente il corpo del Santo, verrà ricollocata nel monumento funebre in cui ha riposato da secoli – ha spiegato Petrocchi – È un evento che riveste un profondo significato: religioso e civile. Si tratta della prima chiesa monumentale che viene restituita al culto dopo il terremoto del 2009”.
“Il magnifico restauro ci ridona questo capolavoro architettonico: più bello e meglio valorizzato di prima. E sono proprio questi due avverbi, ‘più’ e ‘meglio’, a rappresentare la sigla spirituale e culturale di tale evento”, ha aggiunto.
Quando le spoglie hanno lasciato la chiesa di periferia intitolata al santo, padre Quirino Salomone, assistente spirituale del Movimento Celestiniano, ha affermato: “Siccome all’Aquila stiamo un po’ tutti fuori di testa, non solo di casa, speriamo che il rientro di San Bernardino nella sua ‘casa’ sia di buon auspicio per gli aquilani”.
Presenti il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, il vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, l’europarlamentare David Sassoli e la senatrice Stefania Pezzopane.





