L’AQUILA – È tornato in libertà lo studente israeliano finito in carcere, e poi ai domiciliari, con l’accusa di aver ricattato un parroco della diocesi aquilana per alcuni messaggi a sfondo sessuale che si erano scambiati, minacciando di divulgarli.
La decisione è stata presa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale, Giuseppe Romano Gargarella, che ha stabilito contestualmente che il giovane non dovrà avvicinarsi ai luoghi solitamente frequentati dal parroco, pena la revoca della libertà.
Il pm Simonetta Ciccarelli intanto ha disposto il sequestro del cellulare del parroco, dal quale sono stati inviati gli sms in questione. Messaggi che sono stati cancellati da entrambi i coinvolti, e poi confermati dallo stesso prete nel momento della presentazione della denuncia.
Lo studente universitario israeliano si chiama Mehez Amara di 28 anni, nativo di Nazareth che vive negli alloggi della Residenza San Carlo Borromeo tra Coppito e Preturo, gestita proprio dalla Curia.
L’arresto del ragazzo è avvenuto in flagrante grazie alla trappola tesa dalla squadra Mobile.
I due si conobbero nel marzo scorso. Verso la fine di giugno 2014 è scattato il ricatto, quando il giovane ha detto al parroco che alcuni suoi amici avrebbero letto quei messaggi tra loro intercorsi e li avrebbero divulgati se non avesse pagato 7 mila euro.
Intanto prosegue anche l’inchiesta religiosa. Sul parroco pende il giudizio della Curia: gli sms inviati al ragazzo sono indice di un comportamento non proprio in linea con i principi della Chiesa. La situazione del religioso è al vaglio dell’arcivescovo Giuseppe Petrocchi fin dallo scoppio della vicenda, anche se provvedimenti ufficiali non sono stati ancora presi.
Il parroco ad oggi svolge regolarmente le sue funzioni e celebra normalmente la messa, anche se sono molti su Facebook ad essersi mostrati in disaccordo con questo, chiedendo una sospensione o allontanamento del religioso.





