L’AQUILA – Le tre persone indagate per una presunta truffa da 640 mila euro ai danni di una donna, hanno contestato tramite i loro legali le ipotesi di reato sostenute dal pubblico ministero Stefano Gallo.
Secondo le accuse i due commercianti, Luciana Leonardis e Ambra Berardini e il finanziere, Sestilio Berardini, tramite raggiri, avrebbero indotto la donna a farsi consegnare l’ingente somma per investimenti mai fatti.
Al quotidiano Il Centro gli indagati raccontano la loro versione dei fatti.
“Non è vero che qualcuno di loro avrebbe approfittato delle condizioni psichiche forse labili di una donna che sarebbe stata convinta a firmare un contratto”, dicono gli avvocati Massimo Manieri, Cristiana Valentini ed Eleonora Gentileschi, che sottolineano “la parte offesa, infatti, non appare affatto una persona incapace di intendere e di volere, tanto che presta la propria attività lavorativa per conto di un conosciutissimo istituto bancario, occupandosi in particolare, del delicato compito delle gestioni patrimoniali da collocarsi presso la clientela”.
“La verità – insistono i legali – è che la donna, ricevuta una rilevante eredità, e amministrando quale tutore anche le sostanze materne, ha ritenuto di investire parte di tali somme in attività di impresa scegliendo essa stessa la formula dell’associazione in partecipazione e sottoscrivendo un regolare contratto predisposto da commercialista di fiducia, essendole preclusa ogni diversa forma societaria proprio in ragione del rapporto di dipendenza in essere con l’istituto bancario. Se un tentativo di suggestione è stato operato, esso non è attribuibile all’indagata, anzi, dal contesto delle intercettazioni, appare che la stessa signora afferma, riferendosi alla sua difesa, che vogliono farla passare per pazza”.





