L’AQUILA – “Sono profondamente dispiaciuto, soprattutto perché ho sempre considerato un dovere morale conservare quello che mi è stato lasciato. Purtroppo tutti gli appelli lanciati in questi anni sono caduti nel vuoto e così finisce in vendita un pezzo di storia, non solo della mia famiglia, ma che appartiene a tutta la città”.
Non nasconde profonda delusione il marchese Fabrizio Pica Alfieri e nelle sue parole si rintraccia tutta l’amarezza di chi è costretto alla resa a causa di una lunga serie di circostanze poco favorevoli, dalla mancanza di interesse da parte delle istituzioni alle complesse questioni di eredità, che hanno portato a mettere in vendita il piano nobile di Palazzo Pica Alfieri, in piazza Santa Margherita all’Aquila.
Un sontuoso appartamento di mille metri quadri alla cifra, per molti proibitiva, di 5 milioni e 200 mila euro. L’annuncio è stato pubblicato solo qualche settimana fa ma, svela subito Pica Alfieri ad AbruzzoWeb, “abbiamo già ricevuto numerose richieste da possibili acquirenti, molte dall’Italia e dall’Europa ma anche fuori dal nostro continente, da tutto il mondo insomma. Abbiamo riscontrato un forte interesse proprio per il valore storico del palazzo”.
Dalle istituzioni – Comune, Regione, Soprintendenza – nessuna soluzione: “ho cercato di coinvolgere tutti gli Enti possibili, in tante occasioni, auspicando si potesse arrivare ad un progetto condiviso che restituisse al palazzo una funzione sociale. L’obiettivo non è mai stato vendere ma trovare un modo per ‘utilizzarlo’. Purtroppo non è servito. È un peccato che la città si faccia scippare questo patrimonio”.
Una struttura imponente di fine ‘400, capolavoro dell’architettura barocca, ristrutturata nel Settecento e poi ancora a seguito del terremoto del 2009, lavori sostenuti grazie ad investimenti pubblici per un importo di 8 milioni e 306 mila euro, iniziati nel settembre del 2014 e terminati nel 2018.
Un punto che Pica Alfieri non ha mai dimenticato: “Ho sempre voluto tenere aperte le porte di questo palazzo, immaginavo di vederlo tornare a nuova vita piuttosto che abbandonato in un angolo della città come un monumento inaccessibile. Per questo mi sono dato subito da fare nell’organizzazione di eventi culturali, visite e spettacoli. È un obbligo morale condividere questi spazi, un giusto riconoscimento anche nei confronti di chi ha contribuito alla ristrutturazione di un pezzo di storia che appartiene a tutti. Una ‘visione’ che mi ha anche portato in Tribunale”.
Pica Alfieri torna così ad un recente episodio che per giorni è stato al centro delle cronache a seguito dello scontro, a suon di lettere inviate alla stampa locale, con altri condomini. Il caso è nato proprio per le proteste di un condomino contrario allo svolgimento di uno spettacolo di danza all’interno del cortile del palazzo.
Pica Alfieri ha sempre sostenuto di sentire un “debito di coscienza” verso chi ha consentito il ripristino, ed anzi il miglioramento, dei palazzi storici della città, esprimendo la volontà “di condividere le bellezze di Palazzo con tutta la popolazione aquilana”. Un’occasione per “sdebitarsi” e consentire alla cittadinanza “di godere delle bellezze storico-artistiche della città”.
Da qui, però, si è finiti dritti in Tribunale: “alcuni dei condomini ritengono che il cortile debba essere privato e non possa ospitare eventi pubblici. Bisogna considerare che per tre quarti, la parte monumentale, la proprietà è mia, poi ci sono altre 4 piccole porzioni appartenenti ad altri condomini, tra appartamenti e studi”.
Non mancano poi i problemi di divisione ereditaria: “purtroppo gli obiettivi non sempre coincidono e quindi, come spesso accade anche in molte famiglie, per la disperazione si arriva a vendere. Soprattutto troverei paradossale, per conservare e non dividere, dover sborsare milioni per ricomprare la casa di mio padre, da sempre appartenuta ai nostri avi”, tiene a sottolineare.
“Ho cercato di ‘aprire’ il più possibile ma mi ritrovo costantemente attaccato da ogni fronte: il condomino ti fa causa, l’erede ti fa causa, così non si può vivere”.
Si arriva così a vendere un pezzo di storia: “un percorso lungo, tortuoso e molto sofferto. Una sconfitta a livello personale che forse si può immaginare ma che, visto quel ‘debito morale’ che avverto costantemente, ho voluto raccontare passo per passo. Lo dovevo alla città”.







