L’AQUILA –  Furti e rapine, intimidazioni e pestaggi, minacce e atti persecutori, anche con spranghe e coltelli, commessi nei confronti di indifesi adolescenti a L’Aquila, nei luoghi di ritrovo del centro storico, ad opera di una vera e propria associazione a delinquere, una gang composta da un 20enne italiano e un 19enne albanese, arrestati in carcere questa mattina, e tre minorenni. Responsabii di singoli episodi, un 23enne italiano, ora ai domiciliari, un secondo albanese, di 19 anni, al momento all’estero, destinatario di un provvedimento cautelare agli arresti domiciliari, ed altri tre minorenni e un maggiorenne. In totale 11 indagati, tutti residenti nel capoluogo.

A illustrare l’operazione, scattata oggi all’alba, in conferenza stampa, il vice questore della Polizia Marco Mastrangelo. Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal gip del Tribunale dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella.

“I fatti sono relativi al giugno 2018 al febbraio 2019 – spiega il vice questore – una decina di atti delittuosi, apparentemente slegati, furti di portafogli e cellulari, atti di pesante bullismo, minacce. Dalla denuncia di uno di questi episodi, un pestaggio avvenuto a ottobre 2018 nel polo scolastico del quartiere Collesapone, da parte della vittima minorenne, sonno partite le indagini, e si è scoperto che ci si trovava di fronte ad una vera e propria associazione a delinquere, capeggiata dai due maggiorenni, ora in carcere, assieme a tre minorenni, sempre presenti in ciascun episodio. Gli altri indagati hanno preso parte solo a parte delle scorribande”.

Tra gi episodi più gravi la vera e propria persecuzione, duurata mesi, nei confronti di due fratelli minorenni, ripetutamente insultati, malmenati e derubati. E ancora un furto di cellulare di cui e’ stata vittima una ragazzina, che ha provato a reagire, ma è stata violentemente schiaffeggiata. E sopratutto il furto di un portafogli sulla scalinata di San Bernardino: anche qui la giovaanissima vittima ha provato a reagito, e uno dei componenti della gang ha tirato fuori un coltello e glielo ha puntato al petto. Il 19 enne albanese in carcere, era stato denunciato per fatti analoghi, ed era stato anche in comunità. Ritrovato anche uno dei cellulari rubati, venduto ad un minorenne ignaro della provenienza illecita. Da qui anche l’accusa di ricettazione.

“Quanto emerso dalle indagini desta un certo allarme – spiega Mastrangelo , ma il fatto positivo e’ che ciascun soggetto sia stato inchiodato alle sue responsabilità, e che abbiamo ottenuto la piena collaborazione da parte delle vittime, e dei testimoni, molti dei quali avevano provato a contrastare la prepotenza della banda, e a prendere le difese delle vittime”.

Come detto, a capo dell’organizzazione due maggiorenni, autori dei fatti più gravi,  mentre i tre minori svolgevano una costante attività di supporto nella commissione dei reati.

State puntualmente ricostruite inoltre le responsabilità degli altri sei indagati, maggiorenni e minorenni, che hanno preso parte con diversi ruoli a singoli episodi criminosi. In particolare i due maggiorenni i destinatari della misura cautelare degli arresti domiciliari pur partecipando una sola aggressione, hanno dimostrato una spiccata pericolosità, a causa della violenza espressa durante il reato

Per quanto riguarda gli indagati minorenni, le rispettive posizioni e responsabilità sono al vaglio della competente Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minori.