L’AQUILA – Presentata questa mattina nell’auditorium Associazione nazionale costruttori edili (Ance) la terza edizione del Salone della ricostruzione dell’Aquila, dal 13 al 16 giugno prossimi all’ex Italtel nel nucleo industriale di Pile, la prima che vede l’unione in un unico evento, oltre al Salone, anche Fare L’Aquila e l’associazione di comunicazione Carsa.

L’evento è stato presentato alla presenza del presidente regionale dei costruttori Antonio D’Intino, del presidente dell’Ance L’Aquila Gianni Frattale, del vice sindaco del capoluogo abruzzese Roberto Riga, del presidente della Fondazione Carispaq Marco Fanfani, del presidente dell’agenzia di comunicazione Carsa Roberto Di Vincenzo, dell’assessore regionale alla Protezione civile Gianfranco Giuliante e dell’assessore provinciale alla Viabilità Guido Liris.

Un’edizione, quella del 2013, segnata inevitabilmente dalla mancanza di fondi certi dal governo di Roma e dalle polemiche che ne sono scaturite a livello istituzionale e imprenditoriale.

Decisamente spigoloso l’intervento di D’Intino, che ha definito di transizione e confuso il momento storico in cui si incastra questa terza edizione di un salone che fin dalla prima ha riscosso un notevole successo di interesse e di pubblico, con migliaia di presenze.

“Per un lungo periodo – ha affermato il presidente regionale dell’Ance nel suo intervento – le nostre imprese hanno sofferto l’indisponibilità di fondi e i ritardi dovuti alla definizione della nuova governance, tanto che si è arrivati alla fine alla situazione difficile che viviamo oggi. Addirittura il sindaco Massimo Cialente ha assunto posizioni decisamente intransigenti che, anche se non condivisibili, sono sicuramente coraggiose”.

“Tutti noi abbiamo colpe – ha specificato – le abbiamo noi imprese che abbiamo sottovalutato le problematiche, in primis quelle imprese che hanno presto troppo lavoro rispetto alle disponibilità finanziarie, cosa che ha portato a un quadro di aziende piene di appalti e altre che ne hanno pochissimi o addirittura non ne hanno. All’Aquila succede che dal tavolo dei lavori c’è chi si alza completamente ubriaco e chi per bere deve accontentarsi dell’acqua di rubinetto”.