L’AQUILA – Un parcheggio pubblico da 200 posti multilivello, grande 18.000 metri quadri e dal costo di 3 milioni di euro, in via della Croce rossa a L’Aquila, collegato con il centro storico, nel tratto sotto le mura urbiche all’altezza della facoltà di Lettere e dell’ex ospedale San Salvatore, mediante un collegamento meccanizzato e due collegamenti pedonali.  Contribuendo così a risolvere in modo consistente il grande problema di mancanza di posti auto che affligge il cuore della città nel post terremoto, intervenendo per di più in una parte di città dove gli insediamenti commerciali si sono moltiplicati in modo disordinato e caotico nei decenni, con un vero e proprio boom nel post-sisma e con la necessità di delocalizzar le attività fuori dal centro, tanto che per un paio d’anni via della croce rossa è stata la strada della movida.   Un intervento che dovrà prevedere espropri, anche se la volontà dell’amministrazione comunale è quella di venire incontro, nei limiti del possibile, ai proprietari e titolari delle attività.

Una spinta decisiva ad un progetto che è stato più volte proposto ed evocato negli anni, si è avuta con l’approvazione nella giunta comunale dell’Aquila, di una delibera proposta dall’assessore comunale all’Urbanistica, Francesco De Santis, che recepisce il “Documento di Indirizzo alla Progettazione” (Dip), strumento previsto dal decreto legge  36 del 2023 e che quantifica il costo dell’opera e disegna un quadro generale delle caratteristiche e dei requisiti  a cui si dovrà poi attenere la progettazione preliminare, che sarà affidata a professionisti esterni,  e poi la progettazione esecutiva che sarà a cura dell’impresa che vincerà il bando di gara.

Dei 3 milioni di euro quantificati, 1,7 milioni sono per i lavori, 185mila per le spese tecniche e di progettazione, e ben 630mila euro per gli espropri. Questo perché andrà liberato da manufatti preesistenti, il tratto interessato, che va grossomodo dall’incrocio con via Piano di pezza e dal piazzale del kebab fino al piazzale di Europcar e della rosticceria. Ma da quanto si apprende la volontà è quella di tutelare gli interessi delle attività economiche insediate da anni, compatibilmente con le esigenze e le caratteristiche del progetto.

L’approvazione della delibera e l’accelerazione dell’iter si è resa necessaria per far salvi i fondi del Contratto di quartiere Valle Pretara, che rischiavano di essere persi, e si attende entro settembre l’ok da governo e Regione Abruzzo, a cui il documento di indirizzo alla progettazione è già stato inoltrato. Un ok dato per scontato, visto che l’intervento è previsto anche nel Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums) approvato a gennaio 2022.

Responsabile unico del progetto è l’architetto Roberto Evangelisti dirigente del settore Ricostruzione privata, che ha redatto il Dip, e la struttura di supporto è composta  dagli istruttori tecnici Roberto Spagnoli, Andrea Ciammetti, Orlando Mancini e Maurizio Tollis.

Venendo dunque al dettaglio del Dip: l’obiettivo centrale è quello di realizzare “un parcheggio pubblico multipiano integrato ed armonizzato con il contesto urbano e ambientale e capace di restituire al tessuto urbano, fortemente segnato dal sisma del 6 aprile 2009, condizioni sociali inclusive e utili alla vita civica e sociale della popolazione interessata e la possibilità di accedere agevolmente all’interno delle mura cittadine”.

In tal senso, il parcheggio pubblico “dovrà essere fruito in tutti gli orari della giornata, anche durante la notte, con la previsione di sistemi di sorveglianza tali da garantire la sicurezza dei cittadini che usufruiranno di tali spazi”.

L’intervento dovrà portare dunque alla realizzazione di circa 200 posti auto e di un sistema di risalita pedonale e meccanizzato di connessione tra Viale della Croce Rossa ed il centro storico – area ex Arta e ex San Salvatore, oltre “alla riqualificazione delle aree circostanti”, in attuazione del Piano di Recupero Urbano “Viale della Croce Rossa” e delle previsioni del Pums.

Ed ecco il passaggio sugli espropri: “le aree interessate dalla realizzazione delle opere hanno una superficie complessiva di circa 18.000 metri quadri e sono nella maggior parte costituite da terreni di proprietà privata; è, pertanto, necessario procedere all’esproprio di tali aree. Sarà onere del progettista incaricato, previa verifica puntuale della consistenza e della natura delle aree in oggetto, identificare l’estensione effettivamente necessaria per la realizzazione dell’intervento ed improntare il relativo piano particellare di esproprio”.

I tempi per la realizzazione dell’opera “dovranno essere stimati in fase di progettazione, anche in funzione delle tecnologie adottate. Allo stato attuale si può ipotizzare la realizzazione completa di tutto l’intervento in un arco temporale indicativo di circa 36 mesi”.

La richiesta è poi quella di realizzare un edificio caratterizzato da “un’elevata efficienza energetica, con particolare attenzione all’utilizzo di materiali di coibentazione e all’abbattimento acustico degli elementi di separazione degli ambienti. Tutti i materiali e le finiture utilizzate dovranno avere adeguata resistenza al fuoco, assicurare notevoli prestazioni di resistenza e di durabilità, anche al fine di ridurre al minimo gli interventi di manutenzione straordinaria”.

Inoltre la progettazione dell’edificio dovrà puntare al “raggiungimento del massimo livello di qualificazione energetica dell’edificio”, e dovrà prevedere la “produzione di energia da fonti rinnovabili”, nonché “favorire l’orientamento all’interno del parcheggio e nell’impianto di risalita meccanizzata (wayfinding) tenendo in considerazione le diverse capacità di movimento e di percezione”.

Significativo il passaggio che descrive l’area dell’intervento: “negli anni successivi al 1970, le attività artigianali presenti hanno via via consolidato le proprie sedi, dando avvio a richieste di condono mai portate a termine nella maggioranza dei casi. Ciascuna di queste attività ha “personalizzato” lo spazio a disposizione in maniera del tutto spontanea e caotica, senza preoccupazione per il contesto né per le preesistenze storiche – così come avrebbe invece richiesto il vincolo paesaggistico in vigore – e ambientali. Ne è derivata un’immagine di questa porzione di città – anticamera del centro storico ‐ disordinata e disgregata, un luogo inospitale e alieno a causa della trascuratezza del suo effettivamente abitare”. Filippo Tronca