L’AQUILA – ”Gentilissimo sindaco Pierluigi Biondi le scrivo per chiedere chiarezza sul perché non vuole realizzare un progetto, volto alla riqualificazione dell’ex ospedale di Collemaggio dell’Aquila, portato avanti in modo politicamente trasversale per questi lunghi anni e lo chiedo anche a nome dei cittadini che rappresento nell’associazione 180 amici, nata in nome e in difesa della piena applicazione della legge 180 (Legge Basaglia) che ha chiuso in Italia, la triste e vergognosa esperienza manicomiale di reclusione e negazione dei diritti”.

È una lettera, a firma dello psicologo aquilano Sandro Sirolli, presidente dell’associazione 180 Amici L’Aquila, indirizzata al sindaco Biondi, con la quale si chiedono sollecitazioni su un intervento di riqualificazione, ancora al palo e che riguarda tutta la zona dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio.

Una riqualificazione che Sirolli sta seguendo da anni e nella lettera ha riassunto anche tutto l’iter che ha portato al progetto stesso.

“È di questi giorni – si legge – il rinnovo sulla stampa della questione sulla sua non definizione sul destino del progetto di valorizzazione ad uso pubblico di parte dell’ex ospedale di Collemaggio, mi sento in obbligo di portare alla sua attenzione la memoria storica sul lungo cammino che ha caratterizzato questo progetto dal 2003 ad oggi”.

“In quegli anni di inizio 2000 – ha ricordato Sirolli – dirigevo l’unità operativa Centro diurno psichiatrico dell’Azienda sanitaria dell’Aquila, nella convinzione scientifica che nessun tipo di riabilitazione avrebbe potuto aver successo se non fosse riuscita a declinare gli interventi riabilitativi psichiatrici nella realizzazione di progetti di salute mentale con interventi di opportunità lavorative e quindi di vera inclusione sociale”.

“Nel circuito delle innovazioni di competenze e pratiche virtuose ebbi modo di conoscere la realtà di un’impresa sociale denominata Le Mat e Albergo in via dei matti n°0, con un progetto per molte città italiane che già aveva dato risultati importanti come l’Hotel Tritone di Trieste dove persone con esperienza di malattia mentale gestivano e gestiscono in cooperazione l’impresa, inseriti come lavoratori e completando così un vero percorso di guarigione”, ha aggiunto.

“In quegli anni la nostra città era amministrata dal sindaco Biagio Tempesta, nella Provincia presidente era Stefania Pezzopane e nella Aslera direttore generale Mario Mazzocco. Un gruppo di amministratori decisamente trasversale politicamente!”, si legge ancora.

“Con il finanziamento Cipe – ha evidenziato Sirolli – di 350 mila euro per la realizzazione edilizia, la Asl si fece carico dell’attività di formazione rivolta a impresari turistici, ad ingegneri e architetti e a futuri lavoratori di albergo. Molti partecipanti al corso per lavoratori di settore turistico erano persone inserite nei progetti riabilitativi psichiatrici del Centro diurno psichiatrico e del Centro di salute mentale, i quali avrebbero lavorato poi nell’impresa sociale. I corsi di formazione terminarono nel 2005 con la direzione Asl di Roberto Marzetti, che aggiunse il finanziamento di altri 150 mila euro sul progetto di ristrutturazione del padiglione Villa Edoarda, che a suo compimento avrebbe permesso l’avvio dell’impresa con 7 camere, una hall e un locale per piccola ristorazione”.

“Il lungo cammino – ha proseguito – continuò fino alla presentazione del progetto edilizio e l’affidamento dei lavori solo nel gennaio 2009, con il direttore Asl Roberto Marzetti e il sindaco Massimo Cialente, che aveva inserito nel suo programma di primo mandato l’intervento di riqualificazione dell’ex ospedale di Collemaggio”.

“Il terremoto dell’aprile 2009 e la disattenzione non solo ad esso legata determinò la perdita dei finanziamenti e l’interruzione del percorso. La questione di Collemaggio fu ripresa più volte, anche nel 2011 in occasione di annunciate possibili vendite da parte della Regione Abruzzo, con il presidente Gianni Chiodi, l’assessore Venturoni e il direttore della Asl Giancarlo Silveri. La Regione aveva già cartolarizzato il patrimonio edilizio, ma nella intenzione di vendita doveva considerare la Legge che vincolava il ricavo di qualsiasi alienazione o comunque ogni rendita al servizio territoriale del dipartimento di Salute mentale”.

“Nell’autunno del 2016 Cialente promosse una serie di incontri fra rappresentanti comunali, regionali, ASL con il direttore Rinaldo Tordera e portatori di interesse come l’associazione che rappresento, la 180amici L’Aquila, di tutela dei diritti dei cittadini nella salute mentale insieme alle associazioni 3e32 e Casematte”.

“Un nuovo finanziamento nel Master Plan avrebbe consentito non solo la realizzazione dell’albergo in via dei matti n°0 ma anche la ristrutturazione di un intera area del parco di Collemaggio comprensiva di ulteriori due padiglioni. Il progetto avrebbe avuto una ricaduta produttiva per le persone inserite nei progetti riabilitativi psichiatrici, che avrebbero fruito di un vero inserimento lavorativo”.

E ha ricordato Sirolli di come, ”l’accordo fra Regione, Asl e Comune si concluse con cessione di un comodato dalla Asl al Comune che avrebbe realizzato il progetto con il contributo delle associazioni che, dal 2009. sono ospiti nell’area con attività di aggregazione giovanile nei locali che erano stati del bar dei pazienti del manicomio provinciale prima e dell’ospedale psichiatrico poi, ma abbandonati da anni precedenti il terremoto”.

Sirolli sperava che già allora, ”si potesse concludere il lungo iter durato 15 anni e si potesse realizzare una restituzione alla città con un progetto virtuoso di ricaduta socio-lavorativa per le persone in cura per malattia mentale e inserite in progetti sensati di riabilitazione psichiatrica, come raccomandato in tutti i piani nazionali ed europei di salute mentale”.

“Tanto le chiedo – ha concluso Sirolli – anche per sapere se intende dare un segno di continuità a progetti utili alla ricostruzione della città, ed anche un segno di discontinuità alle lentezze che purtroppo caratterizzano in particolare L’Aquila, che tanto può vantare nelle pratiche concrete di impegno contro le discriminazioni e le esclusioni, ma altrettanto può lamentare di imbarazzante dissociazione fra enunciati e pratiche”.