L’AQUILA – “Un affronto ai nostri membri e alla nostra identità”.

Leonardo Dongiovanni, segretario dell’Arcigay ‘Massimo Consoli’ dell’Aquila, commenta così l’intrusione di mercoledì scorso di “un personaggio sulla ventina non noto né ai ragazzi del ‘Consoli’, né agli abituali frequentatori del posto, intrufolatosi all’interno della ‘casa”’ dell’associazione con modi scomposti e scevri da ogni forma di rispetto, ha dapprima infastidito una mia amica, al punto di inseguirla irruentemente in bagno nonostante le sue urla di sdegno, per poi aggredire verbalmente anche il sottoscritto”.

Secondo Dongiovanni, il fatto è accaduto la sera di mercoledì, “mentre con i ragazzi del circolo Arcigay L’Aquila, nella sala proiezioni intitolata al regista Mario Monicelli, ci occupavamo di far volgere al meglio l’ennesimo appuntamento con l’apprezzato Cineforum Lgbt”.

“Tornato in ufficio – racconta Dongiovanni – tra sberleffi ‘cameratisti’ di vario genere, deliranti critiche rivolte all’impegno politico di Arcigay e ai suoi membri, il tale dall’identità morale inizialmente schiva, è passato alle maniere forti: provocazioni verbali, offese personali, minacce e denigrazioni nei miei confronti, mentre io cercavo per quanto possibile ‘bonariamente’ di contenere la situazione, anche per evitare che il tutto degenerasse a spese degli ospiti nella sala cinema”.

“Dopo giochi di parole e deliri di ogni tipo riguardanti l’eticità e la ‘romanità’ – prosegue nel racconto il segretario dell’Arcigay dell’Aquila – che delineavano finalmente la matrice omofoba dell’interlocutore, invitato gentilmente dal sottoscritto a lasciare il posto, egli è passato alla provocazione fisica attraverso gli odiosi ‘buffetti sulla guancia’, figli diretti di un retaggio mafioso-intimidatorio degno del peggior padrino, per poi offendermi circa delle tracce di vitiligine presenti sul mio volto. L’aria è rimasta tesa fino al momento in cui le persone accorse non sono riuscite a trascinare la sgradita presenza fuori dallo stabile, normalmente però il senso d’ingiustizia ha continuato a persistere. In un primo momento si è pensato erroneamente che il tale potesse essere un ‘ambasciatore’ di un qualche gruppo politico, ma l’attendibilità di questa tesi è stata scongiurata e raccolte informazioni, possiamo pensare semplicemente all’abbietta visita di un singolo, di un poveretto, di un omofobo”.

“La realtà di fatto è triste e ciclica: c’è chi non perderebbe occasione per farci la pelle o per insultarci e persino gli spazi ‘felici’ che riusciamo a ritagliarci proponendo attività culturali e aggregative di tutto rispetto, si trasformano in una sorta di ‘gabbia dorata’ all’interno della quale lo sciacallo di turno non vede l’ora di entrare, nel nome del suo pensiero liberticida – dice ancora Dongiovanni -. Questo episodio, ne sono consapevole, non è neppure lontanamente paragonabile ad altri molto più tragici tristemente noti, ma l’affronto machista nei confronti della ragazza lesbica ‘invasa’ in bagno contro la sua volontà, il disprezzo verso la nostra lotta e verso le nostre speranze materializzate in quel posto stesso, che da più di un anno è il ‘laboratorio’ della libertà degli omosessuali e delle lesbiche aquilane, che vi vedono un punto di riferimento in città, ci porta a non poter tacere”.

“Come fieri membri di Arcigay L’Aquila, non possiamo che invogliare chi vive quotidianamente certe vessazioni a cercare l’aggregazione, perché il rispetto che ci è dovuto in quanto persone, è un diritto che non riesce evidentemente a gridare che c’è, se noi assumiamo una posizione di sudditanza di fronte a mostri che aspettano che siamo soli ed ‘anonimi’ per azzannarci. Non combattete la guerra per la vostra esistenza da soli: è il modo più immediato per esporvi al pericolo che rappresentano queste persone piccole e prive di amore”, conclude Dongiovanni.