L’AQUILA – Il giudice unico del tribunale dell’Aquila Giuseppe Grieco ha condannato a 1 anno e 6 mesi di reclusione Antonello Taddei, amministratore unico della ditta Edimo Prefabbricati Srl, per il reato di violenza privata continuata, con l’accusa di aver obbligato due operai a mentire nascondendo un loro infortunio sul lavoro, pena il licenziamento.

Il magistrato ha invece assolto lo stesso imprenditore dall’accusa di falso, in particolare di aver stilato un falso verbale di denuncia dell’infortunio all’Inail, per non aver commesso il fatto.

Grieco ha anche stabilito un risarcimento dei danni che sarà liquidato in sede civile, mentre non ha accordato alcun risarcimento in via provvisionale: circostanza, questa, su cui punta la difesa per sottolineare come le indennità siano già state pagate.

Inoltre, l’avvocato Vincenzo Calderoni ricorrerà in Appello sottolineando la “anomalia” tra una condanna per aver obbligato a mentire e una assoluzione per aver presentato una denuncia vera. “Manca il movente”, spiega il legale, evidenziando la “stranezza di una minaccia finalizzata a ottenere di false dichiarazioni da parte dei lavoratori, cui hanno fatto seguito dichiarazioni veritiere, in quanto non false, da parte del datore di lavoro quando ha fatto regolarmente denuncia all’Inail”.

Sulla vicenda arriva il commento della sindacalista Rita Innocenzi: “unica voce fuori dal coro, sindacale e politico, bene ha fatto la Cgil a dubitare dell’operato dell’azienda e a chiedere un’inchiesta”.

I fatti si riferiscono a un incidente sul lavoro che subì nel 2007 l’operaio Giampaolo Di Fabio il quale, secondo quanto sostenuto dal suo avvocato, Emilio Bafile, non fu neanche portato al pronto soccorso nonostante le evidenti lesioni e a una gamba.

In ospedale l’uomo si presentò solo il giorno dopo dichiarando ai medici, che lo sottoposero poi a un intervento chirurgico, di essere caduto dalle scale della sua abitazione. Tutto, secondo l’accusa, per non perdere il lavoro, considerate le parole che Taddei, sempre in base a quanto emerso dalle indagini, gli aveva detto subito dopo l’accaduto: “Chiunque si infortuna qui è meglio che non guarda più in questo lato”.

Le cose andarono più o meno allo stesso modo anche nel caso di un altro operaio, Angelo Palazzone, vittima di un infortunio, con una prognosi di 40 giorni. Pure lui, ha stabilito il giudice, fu costretto a raccontare una versione diversa dell’incidente, nel quale riportò la frattura a una mano, per non correre il rischio di perdere il posto.

I due operai si sono decisi a denunciare il fatto alla Cgil, solo quando, una volta completata la convalescenza, sono stati licenziati dalla Edimo. Da qui l’avvio di ispezioni nel cantiere e l’inchiesta che ha fatto finire sotto processo l’amministratore.

Quanto al risvolto civile, per Calderoni “va notato che il giudice ha rigettato, oltre alla richiesta di condanna per il capo b, anche  la richiesta di liquidazione del danno in via provvisionale (cioè immediata, ndr) formulata dalle parti civili, così dimostrando di aver pienamente accolto quanto dalla difesa fatto notare in relazione al fatto che i lavoratori, malattia o infortunio, hanno regolarmente percepito ogni dovuta indennità e, dunque, non sono mai restati privi di sostentamento economico”.

Oltre a Bafile, la parte civile è stata rappresentata dal legale Ferdinando D’Amario. Alberto Orsini