L’AQUILA – “Industrie come Poste italiane, Telecom Italia e Finmeccanica vogliono ricostituire all’Aquila una scuola di management e creazione di eccellenza nella formazione post universitaria”.

Ad annunciarlo è l’ex sottosegretario e presidente della Regione Abruzzo, Romeo Ricciuti, nel corso di un’intervista ad AbruzzoWeb.

“C’era una scuola per telecomunicazioni invidiata in tutto il mondo, la Guglielmo Reiss Romoli – ricorda – Bisogna pensare a ricostituirla”.

La prospettiva sulla struttura ora occupata dal rettorato dell’Università dell’Aquila arriva nel corso di un’intervista ai nostri microfoni in cui Ricciuti traccia un po’ il manifesto del “Centro studi italiani nel mondo” intitolato a Lorenzo Natali, di cui è presidente.

Un think tank che, spiega, “è nato nel 1992 e allora è stato un punto di riferimento importante, molto frequentato. Poi c’è stato un periodo di fermo e abbiamo ricominciato dopo il terremoto. La finalità è quella di indicare una strada nuova per lo sviluppo della regione Abruzzo”.

Lo sviluppo che per l’ex parlamentare passa dall’analisi degli scenari internazionali.

“Quando abbiamo iniziato – sottolinea – gli Stati Uniti erano il punto di riferimento produttivo e culturale in maniera indiscussa, mentre oggi le cose sono radicalmente cambiate: il centro di sviluppo del mondo si è spostato nel Pacifico. Bisogna tenere conto di questo stato di cose anche quando si studiano argomenti più piccoli, altrimenti si va fuori strada”.

Secondo Ricciuti, “l’Abruzzo non è più regione senza L’Aquila, il fulcro dello sviluppo di domani. Sviluppo che deve partire da un substrato culturale”.

Per questo motivo, “abbiamo costituito di un comitato di saggi con persone che hanno attitudine a guardarsi attorno. Roma sta scoppiando e intorno a Roma c’è spazio per creare uno sviluppo articolato e compatibile con il territorio”.

Proposte anche per la costa. “Penso a una ferrovia veloce che da Pescara arrivi a Roma in 50 minuti: il progetto di ammodernamento è già vecchio. Riducono la percorrenza a 2 ore è mezzo, ma è sempre troppo”, conclude.