L’AQUILA – Una rovinosa caduta a causa di una buca, l’inizio di un percorso travagliato, doloroso, alla ricerca di una cura che potesse non solo permetterle di tornare a muoversi ma anche di alleviare una sofferenza cronica insopportabile dopo la rottura di vertebre e bacino. Poi, dopo anni, la buona notizia e una nuova terapia: “Io adesso cammino”.

È la testimonianza di Loredana Brunelli, 60 anni, da poco operata all’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila dove è stata sottoposta ad un intervento di Neurostimolazione midollare, conosciuta come SCS (Spinal Cord Stimulation), una tecnica di terapia antalgica per il trattamento del dolore cronico, non più curabile in altri modi.

Un percorso complesso che si conclude con una storia a lieto fine grazie all’impegno e al lavoro di professionisti attenti e pronti all’impiego di terapie avanzate come il dottor Emiliano Petrucci, dirigente medico dell’Unità operativa complessa Anestesia, Rianimazione, Terapia del Dolore e Cure Palliative, diretta dal professore Franco Marinangeli, e il dottor Francesco Abbate, neurochirurgo presso l’UOC dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila nel reparto dal dottor Alessandro Ricci.

“Circa 4 anni fa sono finita a terra, mentre camminavo, a causa di una buca nei pressi di un ufficio del Comune. Ricordo tutto di quel giorno, quando ha avuto inizio il calvario. Sono rimasta bloccata per un po’, nessuno ha provato ad aiutarmi perché eravamo in pieno periodo Covid, avevano tutti paura forse”.

Quindi l’inizio dei problemi: “Dopo l’intervento a vertebre e bacino ho sofferto di dolori lancinanti a schiena e gambe, fino a piangere. Non potevo camminare. Con il tempo mi ero quasi rassegnata, pensavo che non ne sarei mai uscita”.

Poi la terapia del dolore: “grazie al dottor Emiliano Petrucci abbiamo tentato diverse strade, dalle infiltrazioni alla morfina, fino alla cannabis terapeutica. Tutte terapie che sembravano parzialmente fare effetto in un primo momento ma che poi, nel mio caso, a lungo andare si sono dimostrate inefficaci”.

Improvvisamente la svolta: “Una sera ho ricevuto una chiamata dal dottor Petrucci e dal dottor Francesco Abbate, per me due ‘santi’. Mi hanno proposto una nuova terapia che, secondo loro, avrebbe potuto funzionare. Non ci ho pensato due volte. Mi sono sottoposta al primo intervento di neurostimolazione midollare e subito ho avuto i primi riscontri”.

La neurostimolazione midollare è un intervento chirurgico di alta complessità che prevede il posizionamento di un elettrodo nel tratto vertebrale spinale o cervicale, tramite ausilio radioscopico, che rilascerà degli impulsi elettrici utili che colpiscono le fibre nervose che cessano o diminuiscono la trasmissione del dolore.

L’inserimento dello stimolatore definitivo è preceduto dal posizionamento di un elettrodo temporaneo che è volto a testare la risposta del paziente al trattamento. Se la risposta è positiva, si procede con la rimozione dell’elettrodo temporaneo e l’impianto del neurostimolatore completo.

“Sono riuscita immediatamente a camminare ma sapevo si sarebbe trattato di una prova di valutazione, avremmo dovuto tenere conto di eventuali effetti collaterali. Finalmente, però, dopo tante sofferenze, possiamo dire che è andata bene e che, a qualche settimana dal primo intervento, sono pronta per andare avanti con questi percorso”.

“Vorrei incoraggiare le tante persone che si trovano nella mia stessa situazione: non bisogna rassegnarsi. Oggi ringrazio i dottori Petrucci e Abbate che non hanno mai rinunciato, non si sono mai arresi. È grazie alle loro professionalità e sensibilità se oggi io riesco a camminare. Posso addirittura correre dietro a mio nipote!”.