L’AQUILA – Un paziente teramano operato all’ospedale dell’Aquila si aggrava, torna sotto i ferri e muore dopo il secondo intervento. Il caso del 56enne di Cermignano, Renato Marchiselli, finisce così sul tavolo del pm David Mancini.
L’uomo, da anni in dialisi, è deceduto due mesi dopo il trapianto di rene e i familiari hanno presentato un esposto a seguito del quale è stato aperto un fascicolo che ipotizza il reato di omicidio colposo provvisoriamente contestato a carico di sei medici che hanno partecipato al trapianto e hanno seguito il decorso post-operatorio.
Si tratta di Francesco Pisani, Quirino Lai, Linda De Luca, Roberto Gabrielli, Olimpia Costantini e Lidia Angelosante. Sono assistiti dagli avvocati Antonio e Francesco Valentini e Angela Maria Marinangeli. L’avviso è un atto tecnico dovuto, per poter permettere loro di nominare un consulente per l’accertamento irripetibile.
Il paziente, come racconta Il Centro, ha ricevuto il trapianto il 27 dicembre scorso e dopo una prima fase di decorso post-operatorio senza evidenziare particolari anomalie, ha avuto un progressivo aggravamento culminato in un secondo intervento chirurgico.
Ma neppure la seconda operazione ha permesso di superare una crisi che si è fatta irreversibile fino all’insorgere di ulteriori complicazioni che hanno peggiorato il quadro clinico fino al decesso, avvenuto giovedì scorso nel reparto di Rianimazione dell’ospedale aquilano.
La Asl ha attivato la procedura per disporre un accertamento interno, ma i familiari dell’uomo, assistiti dall’avvocato Anna Candelori, hanno contestualmente presentato un esposto a seguito del quale il pm ha incaricato, per l’autopsia, l’anatomopatologo Giuseppe Sciarra.
L’uomo, che non era sposato, viveva insieme alla famiglia d’origine, assistendo, tra l’altro, l’anziano padre malato, nonostante la sua condizione di dializzato.




