L’AQUILA – La Corte d’appello dell’Aquila ha confermato la responsabilità civile in solido di Regione, Adsu e tecnici che si occuparono dei restauri, in relazione alla morte di Francesco Maria Esposito, giovane custode della Casa dello studente a causa del sisma del 6 aprile 2009 che fece crollare l’edificio simbolo della tragedia aquilana. In tutto le vittime furono 8 oltre a diversi feriti.

I giudici (Silvia Rita Fabrizio, Alberto Iachini Bellisarii, Federico Ria), hanno infatti preso in esame il caso dopo i ricorsi delle parti hanno comunque ritenuto credibile l’impianto accusatorio sostenuto dalla parte civile rappresentata dall’avvocato Simona Fiorenza.

“Devo esprimere la mia soddisfazione in quanto la Corte, in sostanza, ha confermato la responsabilità dei quattro imputati e dei due enti – spiega Fiorenza -. Infatti la sentenza ha ribadito che i gravi errori e i comportamenti umani posti in essere, ovvero le gravi condotte commissive e omissive, hanno determinato le morti dei giovani”.

Il risarcimento, anche se ridotto di poco rispetto al primo grado, è consistente come per tutte le sentenze analoghe, ma non lenisce nemmeno un po’ il dolore imperituro dei familiari per la morte del giovane, tuttavia la condanna è comunque un atto di giustizia ovvero un riconoscimento istituzionale delle ragioni della parte civile.

La vittima, infatti, era rimasta con gli studenti con l’intenzione di tranquillizzarli quando avrebbe potuto farne a meno. Il suo, dunque, fu un atto di generosità che gli è costata la vita.

La Regione, va ricordato, è sotto accusa sotto il profilo risarcitorio in quanto proprietaria dell’immobile crollato e l’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu),”in quanto usuaria dello stesso con obbligo di manutenzione ordinaria e straordinaria”. Questo a prescindere dalla copertura assicurativa.

In realtà nei ricorsi, si era provato a sostenere che “la condotta imprudente della vittima che era rimasta incautamente e illegittimamente all’interno della Casa dello studente era idonea a ravvisare un concorso di responsabilità con conseguente riduzione del quantum liquidato” ma per i giudici “la censura non coglie affatto nel segno” e le doglianze di Adsu sono “prive di pregio non trattandosi di giudizio promosso nei riguardi del proprio datore di lavoro ma di azione differente proposta nei confronti del titolare dell’edificio”.

“E’ stato ampiamente dimostrato che il giovane Francesco, nella sua qualità di portiere e quindi di persona di fiducia degli studenti occupanti gli alloggi, era rimasto la notte per fare compagnia ai ragazzi, presumibilmente diventati suoi amici, spaventati dallo sciame sismico. La circostanza che Esposito si fosse trattenuto oltre l’orario di lavoro non fa venire meno il diritto al totale risarcimento dei danni”.

“Quanto invece ai fattori causali attribuibili a condotte umane”, si legge nella motivazione in riferimento e coloro che si occuparono a vario titolo dei restauri, Berardino Domenico Pace, Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone, Pietro Sebastiani, “hanno assunto una efficienza meramente concorrente e inidonea, in assenza delle iniziali carenze progettuali e costruttive, a determinare il crollo ma solo ad aggravare le conseguenze di un evento la cui prevalente eziologia si colloca nelle fragilità strutturali dell’edificio”. Tutti furono condannati penalmente in Cassazione nel 2016 per omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni.