L’AQUILA – La Asl numero 1 Avezzano Sulmona L’Aquila dovrà risarcire di circa 200 mila euro un medico che ha svolto mansioni che andavano ben oltre i limiti fissati dal contratto con il quale prestava servizio.

È una sentenza destinata a fare molto rumore, oltre che a segnare uno spartiacque sotto il profilo della giurisprudenza, quella emessa dal giudice del lavoro del tribunale dell’Aquila Anna Maria Tracanna, alla quale si è rivolta un chirurgo che in passato ha svolto servizio presso la Asl 1.

Un rapporto lavorativo inquadrato con contratti a progetto che si sono reiterati nel tempo ma che, nella realtà, hanno visto il ricorrente svolgere le stesse mansioni e ricoprire gli stessi turni di medici assunti nella pianta organica dell’ospedale San Salvatore.

Il professionista per diversi anni ha stipulato contratti libero professionali e contratti di collaborazione coordinata e continuativa con l’azienda sanitaria del capoluogo riguardanti ipotetici “progetti”.

In realtà, ha sempre svolto la sua opera come lavoratore subordinato, al pari dei suoi colleghi regolarmente assunti, essendo impegnato in tutte le attività del reparto e della sala operatoria ed essendo inserito nei turni di servizio e di pronta disponibilità (reperibilità).

Per questo il medico, assistito dall’avvocato Federico Cinque, ha fatto ricorso al giudice del lavoro presso il tribunale dell’Aquila, per ottenere le differenze retributive tra quanto gli sarebbe spettato se fosse stato assunto e quanto effettivamente percepito, nonché per avere un risarcimento del danno derivato dall’utilizzo illegittimo dei contratti di lavoro autonomo, non essendo possibile, nel pubblico impiego, la conversione del rapporto di lavoro.

Il giudice  Tracanna ha accolto integralmente la domanda, condannando la Asl sia al pagamento delle differenze sia al risarcimento liquidato in misura pari a 20 mensilità: tra queste e i danni, la Asl dovrà pagare quasi 200 mila euro.