L’AQUILA – C’è la vita, personale e pubblica, che si intreccia con quella della città. Ci sono date che ricorrono e storie di personaggi che si intrecciano, quanto a loro insaputa chi lo sa.

Da Remo Gaspari a Lorenzo Natali, da Carlo Confalonieri a Vincenzo Rivera.

E poi ci sono le coincidenze, a partire dalla data dell’8 settembre, che è quella della sua nascita e corrisponde ad avvenimenti importanti come l’armistizio del 1943, piuttosto che all’annessione dell’Aquila al Regno d’Italia o alla rivolta della città di vent’anni prima.

Ha affidato ad un monologo sulla storia, più e meno recente, sicuramente con spunti d’attualità, della città dell’Aquila, il suo ritorno sulla scena pubblica.

“Ma non si dica che mi voglio candidà”, ha detto Mario Camilli, che ha scelto di festeggiare così il suo 64esimo compleanno, ieri, 8 settembre, allo Spazio Rimediato di via Sallustio.

Ormai ex giornalista professionista – “ho chiesto e ottenuto la cancellazione dall’Ordine”, ha rivendicato, “perché sono per l’abolizione dell’Ordine” – impiegato pubblico con una lunga esperienza politica alle spalle, in un’ora e un quarto ha ripercorso la storia della città a partire dalla sua fondazione, una storia “fatta di persone che volevano affrancarsi dal feudalesimo per non essere vassalli”.

Cita Buccio di Ranallo, ricorda il movimento ambientalista che lo ha visto protagonista e l’impegno politico, non senza un pizzico di autoironia, “ho avuto più trombature io dell’orchestra di Paolo Fresu, altro che ambizioni politiche”.

Ricorda le visite nell’abitazione di Remo Gaspari assieme a Guido Polidoro e i racconti dell’ex ministro sull’importanza che l’Abruzzo pure ha avuto, in un certo momento storico sui tavoli che contavano.

“Dopo il 6 aprile sono andato via, perché non avevo più niente da chiedere e niente da dare a questa città”, ha detto, facendo osservare come Roma, dove vive stabilmente da ormai nove anni, “è provincia più dell’Aquila”.

“Quello che abbiamo vissuto qui negli anni Settanta, le borgate romane non lo hanno vissuto. L’Aquila era una città che guardava al futuro e voleva darsi un taglio culturale”.

Nel vortice continuo che porta avanti e torna indietro nel tempo, ricorda “la metro che oggi propongono di realizzare da San Demetrio a Scoppito la proponemmo trent’anni fa”.

“Occorre ridare luoghi di discussione alla società, perché i partiti non esistono più, i sindacati non esistono più”, ha continuato, “sarebbe un fatto politico importante se ci fosse un candidato sindaco con una sola lista”.

E poi i ricordi umani, che si intrecciano con la vita pubblica e gli eventi che hanno fatto la storia dell’Aquila e dell’Abruzzo.

“Nel ’78 mi arrestarono, ero in isolamento al carcere di San Domenico insieme a Giulio Petrilli, era freddissimo e indossavo il cappotto, avevo letto per tre giorni tutti i giornali, li avevo letti anche due volte, pure l’oroscopo che quel giorno diceva ‘Attenzione, non uscite di casa perché avrete problemi di giustizia’. Avrà beccato solo me in tutta italia, ma da quel giorno l’oroscopo del Messaggero lo leggo sempre”, ha raccontato Camilli.

E ancora con le coincidenze: “Ho conosciuto mia moglie, spagnola, nata l’11 settembre, la Madonna di Covadonga si celebra l’11 settembre e la festa nazionale della Catalogna è l’11 settembre, ci siamo sposati l’11 dicembre, è una vita di coincidenze!”.

Tra la vita personale e gli eventi storici, ricorda la visita ad Ellis Island dove andò “con la barba lunga come mio nonno, per rivivere le sue sensazioni, anche se a me non mi hanno vaccinato, sterilizzato e tenuto in quarantena”.

Di nuovo sull’Aquila, ne parla come di una “città sempre orgogliosa delle sue radici che ha sempre voluto cercare nelle sue radici la forza e le energie per andare avanti. Lorenzo Natali ha accompagnato l’ingresso in Europa di Paesi appena usciti da totalitarismi, è famoso anche per direttiva Seveso sullo sviluppo sostenibile, il suo mentore, cardinale Carlo Confalonieri, è nato a Seveso”.

E poi, Camilli lancia un invito alle istituzioni, affinché nel 2019 si organizzi all’Aquila una conferenza per il trentesimo anniversario della morte del ministro democristiano.

“L’Aquila dovrebbe ricominciare a parlare con un certo tono, è la provincia che vuole sperimentare, che vuole fare, cosa glielo impedisce? La legge quadro sui Parchi porta la firma di Vincenzo Rivera, un’altra coincidenza: è nato il 6 aprile, 6 aprile e 8 settembre hanno qualcosa in comune, l’armistizio è stata la fine o l’inizio? E il 6 aprile è stata la fine o l’inizio? La città stava morendo già prima, ce lo dicevano tutti gli indicatori. E dal 6 aprile sta rinascendo? Non lo so, L’Aquila deve ricominicare ma non dalla politica, dalla sua società, alcuni ambienti devono riunirsi”.

“Se fossi sindaco”, ha detto Mario Camilli, “andrei in tutti i paesi disintegrati del centro italia, L’Aquila è capitale degli appennini!”.