L’AQUILA – Gli scavi nella zona di Porta Barete potrebbero riscrivere un pezzo della storia dell’Aquila.
Dopo il rinvenimento di un leone di epoca romana, avvenuto venerdì durante i lavori di realizzazione della viabilità a servizio della zona Ovest della città, ieri un gruppo di archeologi ha scoperto un tratto di cinta muraria che potrebbe rappresentare una porzione dell’antica struttura che in passato aveva la funzione di collegamento tra l’attuale zona della stazione e il centro.
Se, per quanto riguarda l’ultima scoperta, gli accertamenti da parte della Soprintendenza archeologica sono ancora in corso, anche se si suppone che si tratti proprio di uno dei più antichi accessi al borgo medievale, a proposito del busto di leone sono state già avanzate ipotesi in merito alla provenienza e al relativo valore storico e culturale. Tra le più accreditate, anche quella per cui potrebbe trattarsi proprio della stessa scultura di cui lo scrittore Buccio Di Ranallo parlava nella sua opera “Cronaca Aquilana Rimata”.
Stando allo stesso scritto, sembra che un leone simile fosse stato sottratto alla città nel 1313 per mano dei reatini; gli aquilani riuscirono però a recuperarlo nel 1327, ma non si sa bene quale sia stato il suo destino dopo il ritorno nel capoluogo. Proprio per questo motivo, tale ipotesi potrebbe anche rivelarsi inesatta. Se poi si considera che, negli scritti di Buccio Di Ranallo, si racconta che la scultura si spezzò proprio nel momento del recupero, i dubbi in merito crescono ancora di più: quella di Porta Barete, infatti, più che spezzata sembra semplicemente essere consumata alla base.
Anche nell’ipotesi che si tratti di un leone diverso, il suo valore rimane comunque inestimabile, soprattutto alla luce del fatto che, se così fosse, il busto appena rinvenuto andrebbe ad aggiungersi ad altri quattro leoni simili con cui, a quanto pare, condivide la stessa origine romana: due attualmente posizionati ai lati del portale di San Pietro, a Coppito e altri due che, provenienti da Preturo, sono invece in possesso del Getty Institute di Los Angeles.
Tali importanti rinvenimenti, in ogni caso, sarebbero solo gli ultimi di una lunga serie, soprattutto se si tiene conto di quelli meno recenti dell’antica struttura muraria con cui sembra che sia stato realizzato il corpo di guardia di Porta Barete e la scoperta relativa a un tratto pavimentato della stessa porta murata, avvenuta a metà gennaio.
Dal Comune, l’assessore alle Opere pubbliche Alfredo Moroni ha fatto sapere, non appena saputo della scoperta, di aver chiesto che si interrompessero i lavori e che, quindi, gli uffici comunali si mettessero subito in contatto con la Soprintendenza archeologica.
“Come assessore non possiedo le competenze adatte a una valutazione precisa dei ritrovamenti relativi agli scavi – ha riferito Moroni – Quindi, per le valutazioni future bisognerà rimettersi totalmente alle perizie della Soprintendenza”.
È soprattutto con le novità degli ultimi giorni che sembra essersi riacceso maggiormente il dibattito sul futuro di questa porzione del capoluogo, la cui riqualificazione potrebbe caratterizzare in senso decisivo la stessa ricostruzione dell’Aquila.
Sulle antiche pietre rinvenute, infatti, hanno pesato per anni le fondamenta del condominio di via Roma 207, la cui dislocazione sembra quindi essere sempre più probabile.
Se da un lato i proprietari del fabbricato interessato dallo spostamento continuano per questo a chiedere garanzie e certezze al Comune dell’Aquila, dall’altro lato della barricata, i più strenui fautori della “riapertura” di porta Barete e del ripristino dell’importanza che l’accesso medievale rivestiva nei secoli scorsi, continuano a battersi perl’eliminazione del cavalcavia che attualmente sovrasta via Vicentini e per la stessa delocalizzazione del condominio.
Tra questi il nunzio apostolico in Serbia, monsignor Orlando Antonini, originario di Villa Sant’Angelo (L’Aquila), che sulla questione ha scritto in un suo recente libro (“L’Aquila nuova negli itinerari del Nunzio”), e varie associazioni locali, che hanno avuto invece un incontro con i tecnici della Soprintendenza.






