L’AQUILA – Una collina spianata, un cartello dei lavori ormai consumato dalle intemperie e un’unica grossa pietra al centro dell’area dove sarebbe dovuto sorgere il Laboratorio di Ricerca per l’Ingegneria Sismica (Lis) del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile, Architettura e Ambientale dell’Aquila.
Il tempo qui sembra essersi fermato al gennaio 2018, alla “posa della prima pietra”.
Dalla consegna dei lavori, per un importo di 1.268.349,29 euro, di cui 59.471,68 per costi della sicurezza, come si leggeva sul cartello di cantiere apposto sul cancello di ingresso, ora non più disponibile, si sarebbero dovuti concludere nell’ottobre del 2018, ma, nonostante gli appelli, le denunce e le promesse, ad oggi tutto è fermo.
Il laboratorio di ricerca sismica di Roio non è mai nato, ma l’Università paga annualmente il deposito e la manutenzione della tavola vibrante, che è stata già realizzata dalla multinazionale tedesca Rexroth Bosch, partner del progetto, per circa 100 mila euro.
La tavola è custodita a Milano in attesa di essere collocata nel laboratorio aquilano.
Proprio per la “tassa” annuale pagata dall’Università, nonostante i lavori siano al palo ormai da anni e nulla sembra smuoversi, che chi addirittura pensa possa configurarsi un danno erariale, ma di questo si parlerà eventualmente nelle sedi designate.
Si tratta di un’opera presentata nel 2013 come “il fiore all’occhiello dell’Ateneo aquilano”, ma i cui lavori sono al palo ormai da anni e sulla tavola vibrante, custodita a Milano in attesa di essere collocata nel laboratorio, sofisticata attrezzatura sperimentale per lo studio degli effetti del sisma sulle strutture edilizie, si è discusso negli anni post-terremoto, proprio per la sua rilevanza in un territorio sismico come quello del capoluogo abruzzese.
L’intervento era stato annunciato come imminente già nel novembre di sei anni fa, grazie alla donazione, arrivata nel lontano 2010, di 2 milioni di euro da parte dell’Associazione delle Fondazioni e delle Casse di Risparmio Spa, a cui si sono aggiunti a stretto giro 1,7 milioni di euro della Commissione paritetica nazionale per le casse edili (Cnce), ai tempi in cui era presidente il costruttore aquilano Armido Frezza.
Le imprese appaltatrici, che si sono costituite in Ati (Associazione temporanea di imprese) sono la Cosap Consorzio stabile appalti pubblici e la Slia Sas, entrambe di Napoli, come anche le imprese esecutrici: la Principe Spa e la Cp Sas di Crescenzo Ciccarelli.
Il responsabile del procedimento è Gennaro Di Maio, il progettista Gabriele Novembri, il direttore dei lavori Federico Isola; mentre il direttore operativo è Mauro Rancitelli, l’ispettore di cantiere Antonio Venti e il direttore Tommaso Ferrillo.
L’Università dell’Aquila lo scorso anno aveva puntato il dito contro “l’iter lumaca” e i ritardi, secondo i veriti dell’Ateneo, sono dovuti ad “una variazione del progetto originale”.
Dopo le varie segnalazioni, Paola Inverardi, ex rettrice dell’Univaq, che ora ricopre un prestigioso incarico presso il Miur, come Rappresentante italiana della Joint Undertaking “EuroHPC”, e Pietro Di Benedetto, direttore dell’Università degli Studi dell’Aquila, hanno tenuto a sottolineare ad AbruzzoWeb di aver inviato gli articoli pubblicati al Provveditorato per sollecitare i lavori, ma che “purtroppo tutto ha i suoi tempi”.
La”patata bollente” a fine anno è passata nelle mani del nuovo rettore dell’Università del capoluogo, Edoardo Alesse, che ha ufficialmente preso il posto della Inverardi il 30 settembre 2019 con il passaggio di consegne.
Da quanto appreso, inoltre, la Fondazione Carispaq avrebbe ritirato un ingente contributo, alla luce dello stallo del cantiere, reindirizzando i fondi a disposizione per i lavori del Parco del Castello, oggetto di un restyling completo, in parte già riconsegnato alla città. (a.c.p.)





