L’AQUILA – C’è una antica gloriosa Fiat Cinquecento ad attendere nel cortile di una casa, a pochi passi dalla Villa Comunale, una ragazza vestita di bianco.

Si chiama Francesca Petrei, ha trent’anni. Ed è la prima sposa che esce da una casa del centro storico dell’Aquila, dopo quella drammatica notte dell’aprile 2009.

Siamo in via Diaz n° 5. La piccola abitazione, da poco restaurata, per fortuna non ha subìto grossi danni. E nell’assolata giornata di fine agosto  fa un certo effetto vederla in buono stato. A guardare intorno, lo scenario è davvero doloroso, desolante: una cornice di palazzi in attesa di essere demoliti. Un quartiere intero che mantiene ancora vivo il ricordo di quella tragica notte d’aprile. Alcune strade hanno perso perfino identità. Ed è davvero difficile per un aquilano riconoscere con naturalezza i luoghi amici del suo recente passato.

Anche Francesca è vissuta qui, insieme alla sorella Fabrizia, con i suoi genitori. Questo è il suo quartiere, da dove porterà con sé i suoi ricordi. Ma la sua casa è per lei il segno di una speranza: “L’Aquila tornerà a vivere – dichiara visibilmente commossa Francesca – e io ne sono certa”. 

Nonostante l’emozione, Francesca è “una ragazza forte, decisa, tenace – ha confessato il cognato Mario Cerrato – ma soprattutto coraggiosa”. La raggiungiamo frettolosamente in Chiesa, dove ad attenderla c’è il suo promesso sposo Fabrizio Antolini.

La facciata di Santa Maria di Collemaggio è ora la cornice ideale per la sposa, il simbolo più prezioso delle sue speranze. E mentre amici e parenti la accompagnano con lo sguardo verso l’altare, le celebri immancabili note di Mendelssohn annunciano il grande momento, che si celebrerà di lì a poco sull’altare.  La basilica dentro è ancora ferita, sorretta da impalcature e gabbie di metallo. Sembra incredibile, ma non ci si fa caso: è tornata finalmente bella. Come la sua città. Come Francesca sognava.