L’AQUILA – “Tre appartamenti vuoti del Progetto C.a.s.e. di notte vengono occupati da stranieri, diventando ricettacolo di droga e prostituzione”.

A denunciare la situazione di degrado sociale nelle C.a.s.e. di Paganica, nel capoluogo abruzzese, è una residente della zona Adele Rossi, che tramite Facebook fa sapere di aver già segnalato il problema, senza alcun riscontro, “alla Polizia e alla vecchia amministrazione comunale”. 

“Nessuno ti ascolta anzi, mi è stato detto che ero razzista”, scrive la donna e lancia un appello sui social, “a quale santo ci si potrebbe rivolgere? Se a qualche politico di adesso può interessare, vada a controllare la piastra 4 di via Giuseppe Impastato, altrimenti dovrò chiamare Matteo Salvini“, dice ironicamente l’aquilana.

Parole che fanno emergere un clima di forte tensione all’Aquila sulla questione dei migranti e degli extracomunitari, anche alla luce degli avvenimenti delle ultime settimane. 

È di tre giorni fa la notizia di due extracomunitari denunciati con l’accusa di lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale per avere aggredito due controllori dell’Azienda per mobilità aquilana (Ama), che avevano chiesto i biglietti ai cittadini stranieri.

Ma a scatenare inizialmente i timori e le ire dei cittadini sono stati gli arresti nell’ambito dell’operazione “Papavero” del 13 giugno. 

La Squadra Mobile dell’Aquila in quell’occasione ha smascherato, grazie alla denuncia di una violenza sessuale su una ragazza aquilana, un sodalizio criminale costituito da extracomunitari richiedenti asilo politico, domiciliati in comunità dell’Aquila, di Avezzano (L’Aquila) e Sulmona (L’Aquila), dediti allo spaccio di droga, ai furti e alla ricettazione. 

In questa situazione di caos, segnalazioni, denunce e scontri tra le fazioni anche a livello politico, c’è la comunità musulmana del capoluogo abruzzese che ha richiesto al Comune la costruzione di una moschea nella parte Est della città, “come previsto per legge”.

Intanto anche in Italia, dove si è insediato il Governo giallo-verde, con il leader leghista Salvini agli Interni, si sono alzati i toni per alcune dichiarazioni del ministro dell’Interno che ha chiesto un dossier sui nomadi, per espellere gli irregolari tramite accordi fra Stati, ma dopo poche ore dopo lo stesso Salvini ha precisato di non voler “schedare o prendere le impronte digitali a nessuno” e che “l’obiettivo è una ricognizione della situazione dei campi rom. Intendiamo tutelare prima di tutto migliaia di bambini ai quali non è permesso frequentare la scuola regolarmente, perché si preferisce introdurli alla delinquenza”. (a.c.p.)