L’AQUILA – Migliaia di metri cubi di liquami prodotti da maiali riversati su terreni agricoli vicini al rio Mozzano, affluente del fiume Aterno all’Aquila.

Per questo il Corpo forestale dello Stato ha sequestrato un allevamento intensivo di suini nel comune di Capitignano che gestiva illegalmente la filiera dei rifiuti prodotti, operando in assenza sia di Autorizzazione integrata ambientale, obbligatoria per gli allevamenti intensivi, sia delle autorizzazioni necessarie per la gestione di rifiuti e per la pratica della fertirrigazione.

Sono stati rinvenuti, inoltre, circa 30 suini morti che giacevano in una sorta di cimitero all’area aperta costituito da due fosse comuni senza nessun presidio di protezione sanitaria ed ambientale e senza le prescritte certificazioni veterinarie volte a determinare le cause dei decessi e le prescrizioni per lo smaltimento.

Al momento inoltre non si ha traccia di circa 20 mila metri cubi di reflui suinicoli.

L’indagine, partita nell’ambito di un vasto controllo sulle matrici inquinanti del fiume Aterno, colpito da tempo dalla presenza di salmonella ha portato all’individuazione dell’impianto zootecnico intensivo nell’alta valle dell’Aterno, con potenzialità fino a 4500 suini, che operava sprovvisto delle necessarie autorizzazioni ambientali e per la corretta gestione degli effluenti zootecnici e degli altri rifiuti aziendali 

Al fine di valutare i diversi aspetti inerenti la corretta gestione dell’allevamento, il comandante provinciale dell’Aquila Nevio Savini, valutata la complessità degli accertamenti, ha incaricato delle indagini le diverse specialità del Corpo Forestale dello Stato così da poter individuare e verificare tutte le criticità dell’allevamento.

È intervenuto quindi personale del Nipaf, del Nirda, del Naf, coordinati dal commissario capo Irene Sebastiani, ed è stato richiesto l’ausilio del Nucleo di polizia giudiziaria ambientale presso la Dda dell’Aquila.

Inoltre, durante il controllo dei registri dell’allevamento, è emerso come una parte degli animali sia stata destinata alla produzione di salumi per prestigiose etichette del nord Italia. 

Questo aspetto, rilevante in tema di qualità agroalimentare, sarà oggetto di specifico approfondimento da parte del Corpo forestale dello Stato. 

Per quanto riguarda i rifiuti, dal sopralluogo è emerso che i liquami prodotti dai suini venivano riversati sui terreni agricoli limitrofi all’azienda e che, in mancanza di idonei sistemi di stoccaggio e/o smaltimento, andando a compromettere seriamente le matrici ambientali presenti, anche in virtù della vicinanza del rio Mozzano, affluente dell’Aterno. 

Per dare un’idea del quantitativo di reflui prodotti e sversati nei terreni circostanti, in un anno essi avrebbero riempito circa 50 piscine olimpioniche, specifica la Forestale.

Su richiesta del personale operante, sono intervenuti i medici del Servizio veterinario della Asl dell’Aquila che si sono riservati di approfondire ulteriori aspetti sanitari collegati alle carogne abbandonate.

“Le unità operative territoriali svolgono servizi mirati al monitoraggio e controllo soprattutto lungo le aste fluviali e negli ambienti rurali al fine di scongiurare la presenza di scarichi non autorizzati che spesso sversano liquami nei corpi recettori, compromettendo di fatto le importanti e delicate matrici ambientali presenti sul territorio provinciale”, ha detto Savini.