L’AQUILA – “I morti e i feriti non sono serviti a niente, ma neppure la rotatoria. Le auto e gli altri mezzi continuano a sfrecciare come se fosse un circuito di Formula 1. Si deve intervenire nuovamente per costringere chi guida a rallentare, magari con delle telecamere”.

Nonostante sia stata realizzata e attivata, seppur con anni di ritardo, per evitare morti e feriti, la rotatoria sulla strada statale 17, all’altezza del bivio della frazione aquilana di San Gregorio, all’Aquila, nel cosiddetto incrocio “killer” in cui negli ultimi sette anni sono morte tre persone, tutte nello stesso punto, alcuni residenti segnalano, ancora, “l’assoluta mancanza di rispetto delle regole del codice della strada in un punto in cui si è deciso di intervenire per mettere fine a una lunga scia di incidenti purtroppo a che drammatici. Forse servono le telecamere, così non si può andare avanti”. 

La questione della viabilità in un punto, certo non l’unico del territorio, in cui automobilisti, motociclisti e camionisti senza coscienza se ne fregano delle regole era tornata prepotentemente alla ribalta nel novembre dello scorso anno dopo la morte di Valentina Fiordigigli, 27 anni, della frazione di Paganica, travolta a bordo della sua auto, una Fiat Punto, da un’Audi con dentro due cittadini kosovari finiti con il mezzo in una scarpata.

Dopo le inevitabili lacrime e polemiche, il consigliere regionale aquilano del Partito democratico Pierpaolo Pietrucci e il vice sindaco del capoluogo abruzzese Guido Liris, che ha la delega ai Lavori pubblici, si erano spesi per avviare e concludere nel giro di poco tempo una soluzione.

Che però non deve essere stata “apprezzata”, spiegano in zona ad AbruzzoWeb, “da chi continua ad arrivare all’incrocio pensando di essere in un circuito di Formula Uno. Non è possibile, dopo che almeno si è cercato di risolvere un problema gravissimo, vedere ancora gente che corre in modo assurdo”.

“Speriamo in un altro intervento che metta fine a certi rischi”, concludono.