L’AQUILA – “Mi metto in ginocchio davanti ai 309 martiri e alle loro famiglie. E voi, aquilani, rallegratevi dell’Aquila, esultate per essa, sfavillate con essa di gioia, tutti voi che per essa eravate in lutto. Sull’Aquila mi dissero che era scesa una grande notte, ma io dico che la notte fa vedere cose che il giorno nasconde.  Risorsi, città crocifissa”.

Ha puntato forte a un messaggio di speranza e di coesione il neo eletto arcivescovo metropolita dell’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi, insediatosi oggi dopo il passaggio di consegne con monsignor Giuseppe Molinari.

È stato un pomeriggio lunghissimo quello vissuto da Petrocchi e dai tanti fedeli che lo hanno accolto, concluso con un fragoroso applauso nella Basilica di Collemaggio al termine dell’omelia del presule che ha riservato la sua celebre energia ai cuori spenti della città terremotata, in vista di una ricostruzione non soltanto fisica, ma anche morale del capoluogo d’Abruzzo.

Monsignor Petrocchi ha preso possesso della diocesi aquilana in un pomeriggio di sole e di pioggia, dopo aver pregato davanti alla Casa dello Studente, uno dei luoghi dello strazio lasciato dal terremoto del 6 aprile del 2009, in ginocchio, in preghiera dinanzi ai resti di un posto in cui persero la vita otto giovani.

“Non li conoscevo – ha detto guardando le fotografie delle vittime appese alla rete che delimita l’area – ma li porto nel cuore e li vedo attraverso i vostri occhi”.

Quindi ha ringraziato tutti per la calorosa e affettuosa accoglienza e ha puntato verso piazza Duomo. Lì, la visita alla chiesa, distrutta, di San Massimo, dove ad accoglierlo ha trovato i ragazzi del Coro Diocesano Giovanile Pastorale di San Massimo.

Petrocchi non ha mancato di informarsi sull’attuale situazione dell’Università in città, visto che il coro è formato da universitari del posto e non, e in particolare sul numero di iscritti e sui problemi infrastrutturali esistenti, ascoltando con attenzione le risposte.

“Voi siete il futuro, voi siete la speranza di questa città”, ha dichiarato. “Ce la faremo, andrà bene”, la risposta alla domanda sulle difficoltà della ricostruzione dell’Aquila.

Anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, nei giorni scorsi aveva incoraggiato i giovani del capoluogo a restare nella loro terra a dispetto della difficile situazione economica e sociale.

Poi, passaggio alla chiesa di Cristo Re, vicino alla Villa comunale, per dirigersi poi a piedi, preceduto dai canonici, verso la Basilica di Santa Maria di Collemaggio dove è stata letta la bolla di Papa Francesco con cui viene nominato alla sede aquilana e gli è stato consegnato, a nome del Santo Padre, il pastorale dal Nunzio apostolico in Italia monsignor Adriano Bernardini.

Il sindaco Cialente, intervenuto con molte autorità presenti, tra cui l’ex sottosegretario Gianni Letta, ha consegnato a Petrocchi le chiavi della città.

“Non aprono solo le nostre case inagibili, ma anche i nostri cuori”, il messaggio di accoglienza. Il rito si è concluso con la santa messa, concelebrata dai vescovi e dagli arcivescovi della Conferenza Episcopale Abruzzese e Molisana.

“Le sofferenze dell’Aquila sono nel nostro cuore”, questo un passaggio del documento di nomina di monsignor Petrocchi da parte di Papa Francesco. “Sei sembrato da ogni punto di vista adatto a questo compito”, ha proseguito il pontefice.

Entrato in Basilica con una benedizione ai presenti, il presule, nella lunga omelia ha tirato in ballo il profeta Isaia, “un invito appassionato e lieto, in  cui si avverte la tenerezza paterna di Dio: ‘rallegratevi con Gerusalemme'”.

“Come è noto, Gerusalemme nel linguaggio biblico è simbolo della Chiesa – ha detto Petrocchi – Mi sento spinto, allora, ad applicare a noi questa frase, traducendola così: rallegratevi con L’Aquila. esultate per essa tutti voi che l’amate. Sfavillate con essa di gioia tutti voi che per essa eravate in lutto”.

“Se queste parole le prendiamo sul serio – ha continuato – non possiamo non avvertire un sussulto nell’anima. Infatti, stanno sotto gli occhi di tutti i segni impietosi della tragedia che ha  colpito questa città e la sua gente. Eppure il Signore desidera che non prevalgano in noi i della tristezza: Colui che abbiamo creduto Amore ci chiede di non lasciar riecheggiare, nella nostra anima, solo i tocchi mesti delle campane a lutto, ma ci invita, come il giorno di Pasqua, a suonare a festa le campane del cuore. Eppure il Signore conosce bene le devastazioni, umane e materiali, che hanno lacerato questa città e legge perfettamente il racconto scritto con lacrime e sangue sui recenti annali dell’Aquila.  Sì, con profonda commozione mi metto in ginocchio di fronte ai 309 martiri del terremoto e alle loro famiglie. Con questi sentimenti mi viene da dare un titolo alla narrazione del sisma: ‘La Passione secondo gli Aquilani'”.

Prima delle parole di monsignor Petrocchi, omaggiato anche dalla presenza all’Aquila di diversi esponenti delle diocesi di Latina e Ascoli, dove evidentemente ha lasciato il segno, l’intervento del predecessore Molinari, che ha riportato i passi delle poesie di un poeta giapponese “che ha scritto versi bellissimi sull’Aquila e sul Gran Sasso”.

Poi, l’augurio al suo successore “Tu, Don Pino,s arai uno degli artefici della rinascita di questa città. Ricordo ancora quando a Roma a Castel Gandolfo pregavamo insieme e dicevamo che dovevamo essere un’anima sola. Ti sono vicino, trovi una chiesa aquilana piena di storia e adesso di sofferenza. Auguri, Don Pino”.
 

LA PEZZOPANE: “DA PETROCCHI MESSAGGIO DI SPERANZA”

“Ricorderò sempre con molto affetto monsignor Giuseppe Molinari, che ho conosciuto sui banchi di scuola, come mio professore al liceo. Lo saluto e lo ringrazio per questi 15 anni di servizio episcopale trascorsi a L’Aquila, gli ultimi dei quali duri e faticosi”.

Con queste parole la senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane interviene sul passaggio di consegne alla Curia arcivescovile aquilana.

“Un saluto di benvenuto e un augurio di buon lavoro al nuovo vescovo metropolita, del quale mi hanno colpito le parole di speranza per L’Aquila, per i giovani della nostra città. Un messaggio carico di forza e di dignità – dice la Pezzopane – che parla di una città crocifissa, ma da ricostruire, di una città morta, ma che deve trasformarsi in un inno alla vita, di una città dove i cantieri della ricostruzione siano anche cantieri di comunione”.

“Parole energiche, che devono servire a tutti noi, come monito e incoraggiamento per andare avanti, uniti, e non arrenderci di fronte alle difficoltà”, conclude la senatrice.