L’AQUILA – “Non esistono città sicure sulla base di numeri ma sulla base del bisogno percepito”.

Si è presentato così il nuovo questore dell’Aquila, Vittorio Rizzi, con una evidente discontinuità rispetto alle idee portate avanti dal suo predecessore, Giovanni Pinto, sulle quali, però, non ha voluto commentare, “è una questione di stile”.

Un nuovo questore “investigatore”, visto che ha guidato la squadra Mobile di Milano e quella di Roma, prima di essere a capo della polizia Stradale. Tanto che ha confessato di essere tentato anche ora di infilarsi nella stanza del dirigente della Mobile aquilana, Maurilio Grasso, che peraltro conosce da tempo, magari per affrontare il tema delle infiltrazioni, che sarà una delle priorità.

Ma anche un questore “manager pubblico”, che punterà ad arrangiarsi con le poche risorse umane e di mezzi disponibili per garantire la sicurezza in un territorio “profondamente diverso rispetto a pochi anni fa”, come ha già capito.

Rizzi, comunque, ha cominciato il suo primo incontro con la stampa parlando del sisma del 6 aprile 2009.

“Nel momento in cui arrivo in una città vittima di un evento così drammatico – ha detto – mi sento inevitabilmente schierato dalla parte delle vittime, che sono sempre innocenti”.

Il nuovo questore non ha voluto sbilanciarsi sulle prossime strategie ma ha spiegato di aver spulciato i media e di aver visto “temi su cui c’è molta attenzione di stampa e opinione pubblica, su questi temi bisogna dare delle risposte e non ci si può sottrarre. L’andamento dei furti – ha elencato – la percezione di sicurezza, i reati predatori, se siano calati o mutati. Saprò dare indicazioni più concrete lavorandoci, ho già cominciato”.

Tutto deve fare i conti con le poche risorse, “un tema trasversale a tutta la nostra realtà. Esiste il problema di una polizia che sta diventando anziana – ha ammesso – questo comporta aspetti tecnici e politici e a me competono solo i primi”.

“L’unica strada possibile – ha proseguito – è quella di razionalizzare le risorse per rendere operativo e mettere in campo ogni uomo possibile. In questo senso ho visto che questa questura è ben impostata, con molte risorse operative sul territorio”.

Quanto ai poliziotti che sono sempre di meno, “abbiamo un ripianamento degli organici del 50% rispetto a chi va in pensione, bisogna farci i conti. Un manager pubblico può fare solo questo – ha evidenziato – predisporre logiche organizzative e di meccanizzazione per rendere operative più risorse possibili”.

Sulla dialettica dei media e della gente con Pinto, che asseriva che “la percezione di insicurezza dei cittadini dell’Aquila non è fondata su elementi oggettivi, l’esplosione dei furti una fandonia nei termini in cui se ne parla”, nessun commento.

“Dico solo che mi sono reso conto dei problemi e cercherò di affrontarli da tecnico – ha concluso Rizzi – La sicurezza è un bene primario che non può venire meno”.