L’AQUILA – Per procacciarsi gli affari tra i beni culturali dell’Aquila da ricostruire dopo il sisma del 6 aprile 2009, il faccendiere della nuova “cricca” aquilana, Massimo Vinci, aveva rapporti non solo con l’ex vice commissario, Luciano Marchetti, ma anche con il figlio di quest’ultimo, Filippo, ingegnere, sebbene lo ritenesse “un demente”, come emerge da un’intercettazione citata dal giudice.
“Lo abbiamo pagato noi, gli abbiamo dato le fatture, lui ha lavorato, gli abbiamo pagato le fatture tre volte il lavoro…”, dichiarava Vinci ai suoi interlocutori, intercettato.
Intanto questa mattina si sono tenuti gli interrogatori per il funzionario, sospeso, della direzione regionale dei beni Culturali Alessandra Mancinelli e per lo stesso Massimo Vinci, entrambi in carcere nell’ambito dell’inchiesta mentre gli altri vanno ancora fissati. I due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Un quadro in questo frangente senza reati contestati ma opaco, è quello che emerge tra le 55 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella su richiesta dei pubblici ministeri Antonietta Picardi e David Mancini, che ha portato a 5 arresti, 2 in carcere e 3 ai domiciliari, nell’ambito dell’operazione “Betrayal” su tangenti e appalti nella ricostruzione dei beni culturali.
Marchetti junior, infatti, non risulta tra i 17 indagati che fanno parte del filone reso noto martedì con gli arresti, ma da quanto si è appreso il suo nome nei mesi scorsi comunque era stato iscritto nel registro delle notizie di reato: non si esclude sia intervenuta una richiesta di archiviazione da parte dei pm titolari dell’inchiesta dopo aver approfondito i fatti sul suo conto.
In ogni caso, Gargarella rileva che “sono emersi rapporti tra Vinci e Filippo Marchetti” e che l’impiegato di 6° livello che tuttavia gestiva come fosse sua la ditta Cai di Incontro Cristiano vantava il giovane tecnico come una delle sue “conoscenze per poter gestire le aggiudicazioni di lavori e risolvere i problemi burocratici”, citandolo in particolare in una conversazione intercettata tra Vinci, lo stesso Incontro e la segretaria Emilia Pietrangeli.
“Vinci rimarca l’importanza dell’inserimento di Filippo Marchetti (nonostante nel corso della conversazione dica che non sa fare niente, giudicandolo “demente”) nella trattativa che ha portato all’aggiudicazione dei lavori di Santa Maria Paganica, solo per il fatto che lo stesso fosse il ‘figlio dell’ex vice commissario’”, fa notare il magistrato.
Sempre Vinci sottolinea poi “l’esistenza di corresponsioni a Filippo Marchetti quali pagamento di alcune fatture per prestazioni svolte dallo stesso”.
E in questo passaggio compare un altro componente della famiglia Marchetti, Paola Morsanuto, zia di Filippo, estranea all’inchiesta, titolare della società Themis Srl, della quale sono state passate al setaccio dagli investigatori le movimentazioni bancarie “per verificare eventuale attività di interposizione della Themis in favore di Filippo Marchetti, e quindi se la Cai di Incontro Cristiano avesse versato denaro alla Themis per pagare indirettamente Filippo Marchetti e non far figurare alcuna attività di passaggio diretta”.
Per il giudice viene fuori “in ogni caso il collegamento tra Filippo Marchetti e la società della zia” anche se “non sembrano emergere, in corrispondenza degli accreditamenti della Cai a favore della Themis Srl, degli addebitamenti in favore di Marchetti”.
L’attenzione dei pm e di Gargarella, comunque, si sofferma su un pagamento “a favore della Themis Srl dell’importo di euro 4.473 euro da parte della Cai avente come descrizione ‘saldo vostre fatture’”, sottolineando la coincidenza della data, il 29 novembre 2012, con quella di una conversazioe Vinci-Marchetti in cui si parlava di quattrini.
In definitiva, per il giudice “si deve ritenere che tale pagamento a Filippo Marchetti sia stato strumentale a Vinci” che pure, e in termini non lusinghieri, “assume la sua non utilità professionale nelle conversazioni”.
Per questo Gargarella è sicuro che “tale collaborazione fosse collegata a un interesse per l’aggiudicazione dei lavori ricostruzione della chiesa di Santa Maria Paganica e di altri lavori ove vi era un interesse diretto anche dell’ex vice commissario Luciano Marchetti e della dipendente del ministero Alessandra Mancinelli”, quest’ultima figura chiave dell’inchiesta per tangenti e turbativa d’asta, finita in carcere a inizio settimana e che verrà interrogata lunedì.






