L’AQUILA – La Corte d’Appello presso i Minori dell’Aquila si è espressa sulla condanna di un giovane accusato di aver utilizzato in via Garibaldi, in una notte affollata, un taglierino per provocare una lesione irreparabile all’occhio sinistro di un aquilano al culmine di un litigio nato per questioni di gelosia.
Per il collegio della Corte d’Appello – che, riporta Il Messaggero, ha confermato la condanna a 10 mesi di reclusione con la sospensione della pena, condizionata allo svolgimento di lavoro di pubblica utilità per la durata 4 mesi – “Non vi è dubbio che la parte offesa la sera dei fatti, al di là di quello che era stato percepito dai presenti, che in effetti non avevano avuto modo di vedere l’arma, era stato colpito con una lama affilata sul volto. E poiché il soggetto che lo aveva colpito sul viso era l’odierno imputato non vi è dubbio che quest’ultimo avesse in mano una lama, strumento atto ad offendere che aveva portato fuori la propria abitazione senza un giustificato motivo”.
In relazione alla legittima difesa, il collegio ha evidenziato “come i due ragazzi si sono picchiati reciprocamente fino a quando l’imputato ha colpito l’antagonista con un fendente sul viso. È davvero palese – proseguono i giudici – la sproporzione tra l’offesa e la reazione difensiva. Tale constatazione è sufficiente a determinare l’esclusione della legittima difesa la quale richiede appunto che la difesa sia proporzionata all’offesa”.






