L’AQUILA – Quale il futuro dell’Abruzzo dopo il terremoto del 6 aprile 2009?

Soprattutto, come migliorare il benessere della popolazione per accrescerne la ripresa e la resilienza, cioè la capacità di superare le sventure? E come rimediare ai danni del terremoto visti anche in chiave di enorme shock economico e sociale?

Si è risposto a questo all’Aquila, nell’incontro-forum con le autorità presso l’Auditorium Dompé che ha affrontato anche i temi emersi nel rapporto “L’azione delle politiche a seguito di disastri naturali: aiutare le regioni a sviluppare resilienza. Il caso dell’Abruzzo post terremoto” predisposto dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) in collaborazione con l’Università di Groningen.

Per il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, la priorità è da dare alla fiducia: “i cittadini devono potersi fidare delle autorità – ha affermato – cosa possibile solo attraverso chiarezza, trasparenza e impegni tangibili a breve termine, come quello del 21 marzo, data entro la quale i sindaci avranno assegnato tutte le norme e quantità di risorse finanziare che il popolo italiano ha messo a loro disposizione, che sono più di 2 miliardi”.

Questo, almeno, secondo quanto stabilito dallo stesso ‘inviato’ del governo Monti in accordo con il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente. Ma tra le lungaggini del concorsone e della burocrazia, molti comuni più piccoli sono allo sbando e in venti giorni non riusciranno a riorganizzarsi.

Sunto delle concrete soluzioni suggerite nel forum, molto partecipato dalla cittadinanza, l’incremento della conoscenza e della competenza per il miglioramento tecnologico puntando sulle risorse endogene regionali, un maggior senso di comunità e di appartenenza alla regione Abruzzo, che potrebbe essere un vero e proprio laboratorio per l’Italia.

Ma anche un vero dialogo con la cittadinanza per la ricerca di soluzioni, lo sviluppo dei nerwork e la totale trasparenza all’interno di una struttura orizzontale del sistema governativo che permetta di incrementare la fiducia e la capacità amministrativa.

E poi la “coalizione” dei tre atenei abruzzesi oltre alla costruzione di una macroregione Marche-Abruzzo-Molise, se non addiruttura l’ok al progetto della macroregione Adriatico-Ionica.

Hanno dato il benvenuto all’incontro Eugenio Aringhieri, Ceo Dompé Group, Fabio Spinosa Pingue, presidente Confindustria L’Aquila e Carlo Maria Oliva, ambasciatrice italiana, Osce

Per la parte sulle politiche di sviluppo regionale in Abruzzo, moderata dal corrispondente del Tg1 per gli Esteri, Duilio Giammaria, sono intervenuti: il capo della divisione per le politiche di Sviluppo regionale, Joaquim Oliveira-Martins, il capo dipartimento per lo Sviluppo e la coesione economica, Sabina De Luca, il segretario generale della Cisl Abruzzo, Maurizio Spina.

Per la parte sull’implementazione delle strategie regionali per l’innovazione (reti di business, capacità, raccordo tra università e mondo delle imprese), moderata da Andrés Rodriguez-Pose della London School of Economic, sono intervenuti : Simona Iammarino, della Lse, Ferdinando Di Orio, rettore dell’università dell’Aquila, Roberto Campo, segretario generale della Uil Abruzzo e Sergio Galbiati, country manager Micron Italia.

Hanno concluso l’incontro soffermandosi sui temi della città intelligente, creativa e aperta, Philip McCann dell’univesità di Groningen, Umberto Trasatti, segretario generale della Cgil L’aquila, Paolo Aielli, direttore dell’ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila e il sindaco della città, Massimo Cialente, prima dell’intervento conclusivo del ministro Barca.