L’AQUILA – Procedere ad una permuta della proprietà dell’ex asilo di Santa Barbara in favore del Comune all’Aquila con un immobile di pari valore da cedere all’Ater, come ad esempio uno dei tanti appartamenti che il Comune ha ereditato dal meccanismo dell’acquisto dell’abitazione equivalente.

È quanto proposto dai due consiglieri comunali Stefano Palumbo e Livio Vittorini, rispettivamente Pd e FdI, nel corso dell’incontro che hanno promosso lunedì scorso presso la sede di palazzo Fibbioni, di intesa con l’assessore Vito Colonna e alla presenza del vicesindaco Raffaele Daniele e del presidente dell’Ater Isidoro Isidori, sul tema del recupero dell’ex asilo Tommaso Campanella in località Santa Barbara.

Un “impegno – sottolineano i due consiglieri – che seppur da schieramenti opposti avevamo entrambi preso con i residenti del quartiere”.

L’immobile di proprietà dell’azienda per l’edilizia residenziale aquilana versa da anni in uno stato di degrado e di pericolo per i cittadini di un quartiere popoloso completamente rigenerato dai lavori di ricostruzione post-sisma.

La proposta formulata dai due consiglieri, e accolta positivamente dagli esponenti dei due enti, “consentirebbe di accelerare sul recupero dell’immobile, che gode di un finanziamento CIPE fermo da molti anni, e di destinare lo stesso a quelle finalità socioculturali di cui il quartiere di Santa Barbara è attualmente sprovvisto”, si legge in una nota.

“Esprimiamo soddisfazione per la disponibilità manifestata dal vice sindaco e dal presidente dell’ATER ad accogliere ed attuare la nostra proposta. Era un impegno che seppur da schieramenti opposti avevamo entrambi preso con i residenti del quartiere e al quale oggi vogliamo dar seguito, convinti che su temi di interesse pubblico come questo la condivisione di obiettivi e l’unione delle forze sia la strada giusta per arrivare al risultato auspicato. Il tema sarà affrontato e approfondito in I commissione in concomitanza dei necessari passaggi formali che porteranno al recupero di un asset caro a tutta la comunità”, commentano Palumbo e Vittorini.